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LA COMUNICAZIONE IN ONCOLOGIA: LE BASI PER UNA BUONA CURA
Scritto da Vanessa Vecchi   
Negli ultimi anni i mezzi di informazione sono andati incontro ad un notevole sviluppo grazie anche alle innovazioni portate da Internet e dalla telefonia cellulare. Ogni persona in ogni parte del globo può accedere a qualsiasi tipo di informazione. Il campo della salute è stato anch’esso coinvolto in questa sorta di rivoluzione: oltre a numerosi programmi televisivi e radiofonici, numerosi siti internet sono dedicati ai problemi sanitari e in senso più lato del benessere dei cittadini.

Spesso il paziente si presenta dal medico con precise e documentate richieste e questi deve tenere conto di questa evoluzione. Ma in mezzo a questo proliferare di informazioni che cosa coglie realmente il cittadino? Quale è l’informazione che passa e quale l’effetto formativo? La sensazione di molti Medici di Medicina Generale è che soprattutto si sia alimentato un consumismo sanitario, per altri si sono create false aspettative.

L’obiettivo che si è posta la SNAMID con questa indagine è stato quello di verificare in un campo delicato come quello della prevenzione oncologica che cosa alla fine percepisce il paziente su alcuni comuni accertamenti di tipo preventivo, quali messaggi sono risultati più efficaci, quali le sue fonti di informazione e quali le sue figure di riferimento. Contemporaneamente è stato chiesto ad un congruo numero di MMG quali fonti di aggiornamento utilizzasse, le caratteristiche degli interventi educazionali, quali azioni di tipo preventivo in campo oncologico venissero utilizzate e come. Infine sono state poste alcune domande ai medici per verificare la loro coerenza a quanto enunciato.

Per i MMG l’indagine è stata condotta sia via Internet mediante un form che veniva compilato ed inviato automaticamente sia mediante questionari cartacei. Per quanto riguarda i pazienti i dati sono stati raccolti solo mediante questionari cartacei distribuiti negli studi dei medici coinvolti. La raccolta dei questionari è ancora in corso. I dati che verranno illustrati sono pertanto non definitivi e relativi ad una parte comunque significativa del campione finale.

I 276 MMG che hanno partecipato a questa prima parte dell’indagine sono prevalentemente maschi (71%) di età compresa fra i 41 e 50 anni (49%) e fra i 51 e 60 anni (39%). Geograficamente l’89% vive in Nord Italia. Le fonti principali di aggiornamento risultano essere i convegni e le riviste italiane, internet viene al terzo posto, mentre i libri di testo, le riviste internazionali ed i CD seguono in ordine ad una certa distanza. Solo un piccola parte frequenta reparti ospedalieri ( il 7% molto frequentemente, il 3% frequentemente).

Le tematiche di maggior interesse risultano quelle relative alla clinica (64%) e la terapia (62%), molto meno l’educazione sanitaria (17%), i problemi della comunicazione (13%), la ricerca di base (11%) ed il management (10%). Abbastanza spesso il MMG ricorre ad internet, testi e riviste per approfondire delle tematiche (13% molto frequentemente, 23% frequentemente, 28% abbastanza frequentemente).

Sebbene il medico non sia molto interessato a informarsi e formarsi sui temi di tipo educazionale ciò non toglie che nella sua pratica quotidiana egli non intervenga spesso nei confronti dei propri pazienti; relativamente alla prevenzione oncologica questo avviene sempre nel 46% dei casi e quasi sempre nel 26%. Per quanto riguarda il problema del fumo viene sempre ricordata al paziente la necessità di smettere la sua abitudine (65%) o quasi sempre (22%). In ausilio alla sua azione il MMG utilizza (sempre 13%, quasi sempre 17%,abbastanza spesso 42%) strumenti informativi che però ritiene efficaci solo talvolta.

Fra gli accertamenti di tipo preventivo in campo oncologico e relativamente all’età ed al sesso del paziente i più frequentemente prescritti in conformità alle linee guida risultano essere la mammografia (91%) ed il Pap-test (84%). Malgrado la non uniformità delle posizioni ufficiali anche il PSA viene prescritto molto frequentemente (78%), mentre molto meno frequentemente viene richiesto il sangue occulto fecale (41%) e la colonscopia (37%). Considerando che l’obiettivo di queste due ultime indagini è il medesimo, si può dedurre che la prevenzione del tumore del colon interessi il 78% delle prescrizioni.

I programmi di screening per il tumore della mammella prevedono l’esecuzione della mammografia a partire dai 50 anni, ma il nostro campione conferma una tendenza ormai diffusa di anticipare questa indagine nelle donne asintomatiche e senza fattori di rischio aggiuntivi ai 45 anni (nel 38% dei casi) o ai 40 (nel48% dei casi), una piccola percentuale (8%) la richiede dai 35 anni e solo il 4% dai 50 anni.La maggior percentuale (47%) dei medici continua a richiedere la mammografia fino ai 70 anni, mentre una consistente percentuale (35%) la richiede fino ai 75 anni. Per quanto riguarda il Pap-Test l’età considerata più idonea dai MMG (48%) è dai 25 anni in su fino ai 70 anni quando il 71% non ritiene più necessario richiedere questo esame in donne asintomatiche (per il 21% andrebbe però richiesto fino ai 75 anni).

Varie indagini hanno evidenziato che percentualmente i medici fumano più dei pazienti, il nostro campione si differenzia in quanto solo il 17% risulta essere fumatore contro il 32,4% dei cittadini maschi ed il 17,1% di femmine riportato dall’ISTAT 2000. Per quanto riguarda l’atteggiamento prescrittivo dai dati raccolti sembrerebbe rilevarsi che i medici fumatori siano leggermente più determinati a consigliare gli accertamenti a carattere preventivo per i propri pazienti, mentre sembrerebbero più attenti a prescrivere per loro stessi solo le radiografie del torace e le mammografie, meno le altri indagini.

Il campione di pazienti analizzato è costituito da 544 persone per il 67% di sesso femminile (come è noto affluiscono negli studi dei MMG sempre un numero maggiore di donne rispetto agli uomini, anche per la nota azione di delega di questi ultimi) rappresentativi di ogni età, stato sociale e livello di istruzione. Solo il 10% dei pazienti si reca regolarmente dal MMG per visite e/o accertamenti a carattere preventivo, il 19% dice di recarsi abbastanza regolarmente, il 32% ogni tanto. Fra questi gruppi prevalgono le donne, mentre fra quelli che si recano raramente (25%) o mai (14%) dal medico spiccano gli uomini.

Gli accertamenti più eseguiti sono il Pap-Test che il 55% delle donne fa seguendo le scadenze indicate dal medico e un po’ irregolarmente nel 16% dei casi, segue la mammografia con il 48% che viene eseguita regolarmente nel 48% dei casi e nel 10% un po’ irregolarmente. Al terzo posto come frequenza giunge il PSA per la diagnosi precoce del tumore prostatico che viene eseguito regolarmente dal 18% degli uomini e un po’ irregolarmente dal 9%. Tali accertamenti sono stati consigliati prevalentemente dal medico curante (53%) o da uno specialista (16%); una buona parte degli intervistati (15%) decide autonomamente di fare degli accertamenti preventivi, mentre sembrerebbe rivestire uno scarso peso l’influenza dei mezzi di informazione (6%) o il parere di amici e conoscenti (1%).

Se si analizzano però solo i dati relativi alle persone che eseguono regolarmente tali accertamenti si evince che l’azione dello specialista porta ad una maggiore adesione alla prescrizione in quanto si ottiene il 70% di esami eseguiti contro il 58% di quando è il MMG a consigliarli. Il Medico di Medicina Generale viene comunque riconosciuto come la fonte più rilevante di informazioni in tema di prevenzione (molto rilevante per il 52%, rilevante per il 25%), in misura minore ci si affida allo specialista ( 35% molto rilevante, 22% rilevante). Scarso peso viene ancora dato, con una certa sorpresa, ad Internet (1% e 5%), leggermente meglio va per le riviste specializzate sulla salute ( 6% e 12% ) o gli inserti delle riviste o giornali comuni ( 3% e 7% ).

Le campagne di sensibilizzazione rivestono invece un discreto successo in quanto sono considerate fonti di informazioni molto rilevanti per 13 % del campione e rilevanti per il 21%. Da queste campagne il 28 % dei pazienti gradirebbe un maggior contributo in tema di consigli per la salute e la prevenzione delle malattie, il 32% desidererebbe invece che fosse lo specialista a dare maggiori informazioni, mentre il 77% riconosce nel proprio medico l’interlocutore principale a cui rivolgersi.

Un interlocutore che dovrà farsi carico di un maggior impegno riguardo alla sua attività in tema di educazione sanitaria e di informazione in quanto i pazienti intervistati dimostrano di non avere sempre le idee molto chiare sul significato degli accertamenti eseguiti. Nel caso di un accertamento con esito negativo, il 19% ritiene di non avere sicuramente un tumore, mentre il 21% non ne è convinto e molti non rispondono; il 26% ritiene di avere molto probabilmente un rischio ridotto di avere un numero contro l’8% che non è d’accordo. Incerti risultano essere anche sull’opportunità di una visita medica (14% si, 12% no), mentre gli intervistati sembrano essere più decisi sull’opportunità di ripetere regolarmente l’esame (38% vs 3%) e soprattutto di rispettare i consigli del medico in tema di prevenzione (42% vs 2%). Se invece l’esito dell’accertamento fosse positivo il 10% riterrebbe di avere sicuramente un tumore contro il 22% che non approva , il 26% pensa che possa probabilmente essere un tumore e il 25% che prospetta anche una lesione precancerosa. Sicuramente pochi (1% vs 20% non in accordo) quelli che pensano di non riuscire più a guarire, mentre una buona parte ritiene di doversi sottoporre a delle terapie, ma che potrà guarire (33% vs 8% non in accordo).

Sono state infine presentate ai pazienti delle affermazioni chiedendo se esse fossero vere o false. Dai dati è emerso che gli intervistati sono ben consapevoli che il fumo fa venire il cancro anche se stupisce che l’11% affermi di non saperlo e un 3% (provocatorio?) affermi che ciò sia falso. Una buona percentuale ritiene che abbronzarsi non sia così salutare (55%) e che non protegga da ulteriori esposizioni (52%). Molte certezze sui benefici della frutta e della verdura (74%), meno su altri aspetti dietetici o sull’uso della terapia ormonale sostitutiva. Infine si rileva come un’ampia parte del campione (62%) sia convinto che una indagine come la mammografia, volta a riconoscere precocemente un tumore, abbia il potere di ridurre il rischio di ammalarsi di questo.

Da quanto esposto risulta che c’è ancora molto lavoro da compiere per aumentare la consapevolezza dei cittadini riguardo i temi della prevenzione, ma risulta anche che essi hanno indicato chiaramente quale sia la loro figura di riferimento e che da questa si aspettano il maggior contributo.

Fonte: www.snamid.org
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