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MIE BELLE LUNE PERDUTE
Scritto da Alessandro Panini Finotti,GRAUSS editore   

 

"È difficile testimoniare, raccontare un dolore: una sofferenza è un fardello che ci si porta dentro l’anima, che si nasconde tra le pieghe del cuore nella sperata consapevolezza che da esso, con il tempo, possa nascere un raggio di sereno. Un dolore è una ruga che segna la vita, che incurva un po’ di più le spalle, che toglie un po’ di luce agli occhi. Le parole nel raccontare un dolore si caricano delle forti emozioni del vissuto, si avvolgono del peso della solitudine, si ammantano dell’ombra del silenzio, si chiudono su se stesse. Temono la ferita, non escono spontanee dal cuore. E il dolore diventa cronaca di un cammino solitario, interiore, duro…” Dalla prefazione di Umberto Veronesi

Alessandro Panini Finotti regala al mondo una cronaca dell’anima, la testimonianza di un marito che vive, accanto alla donna che ama, un viaggio particolarmente difficile. Ann-Marie, la donna amata, viene colpita, ancora molto giovane, da un male che continua a mietere vittime nell’universo rosa. Alessandro, anni dopo, ne descrive le tappe, un racconto del cuore, ripercorrendo diagnosi e cure, visite e spostamenti ospedalieri, nuovi attacchi e auspicate guarigioni. Il viaggio diventa un diario: “Mie belle lune perdute”, con un sottotitolo: Cronaca di un dolore. Ma è cronaca di un amore. Amore per la sposa, al cui fianco l’autore vive ognuno di quei giorni e al cui fianco dorme la notte. Amore per la vita, una vita che nasce dalla ferita, una vita che permette la trasformazione del dolore in nuova linfa. Un amore che commuta una cicatrice in sorriso. Ho conosciuto Ann-Marie personalmente, ho riconosciuto dopo il primo sguardo la sua straordinarietà. Le tracce della malattia sul suo corpo, forse da qualche parte ci sono. Ma la bellezza della sua femminilità, la dolcezza dei suoi occhi e l’eleganza che l’accompagna ad ogni passo offrono solo l’immagine di una donna meravigliosa. Che un male possa trasformare profondamente e divenire una nuova opportunità di vita, si sa. Chi ha attraversato fasi dolenti dell’esistenza o chi ha incontrato persone in viaggio su quella strada, lo sa. Il diario di Alessandro canta al mondo ancora una volta questa verità: quando si è colpiti, ci si può e ci si deve rialzare. Uniti nella fiducia che la guarigione è possibile, fortificati dal coraggio di abbracci veri. Fieri della voglia di andare avanti insieme. La malattia così si sublima in nuove risorse, in nuovi sorrisi. Chi ne esce, non solo rafforza se stesso, ma diviene anche capace di espandere intorno quiete e speranza. Il testo chiede, ovvio, il coraggio di essere letto, perché certe cose si preferirebbe seppellirle, non vederle. Ma oltre alla cronaca, alla insensibilità o “leggerezza” come dice Ann-Marie di certa classe medica, oltre ai balzi di un cuore che sussulta alla brutta notizia di un male che bussa alla porta di una vita, in questo testo c’è tanto altro. C’è posto per i bagni nelle acque capresi, c’è spazio per una mattinata di sole romano, c’è voglia di farcela. Alessandro ed Ann-Marie sono una coppia come tutte le coppie dovrebbero essere: sono testimoni di amore agàpe, per usare il termine greco di amore evoluto e divino. Questa unione è stata e sarà capace di surfare su ogni onda, anche la più pericolosa. E’ stata e sarà capace di approdare intatta su nuove e meravigliose spiagge algide. Come Ann-Marie nella sua amata isola, sa fare come e più di prima. Poiché, al posto delle lune, due splendidi soli hanno preso ora dimora sul suo corpo e sulla sua anima.

di Monica Colosimo