| UNA DOLCE FOLLIA. L'UMORISMO E I SUOI PARADOSSI |
| Scritto da William F. Fry - Raffaello Cortina Editore |
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Nel corso dei secoli sono state molte le teorizzazioni sulla natura dell'umorismo. Secondo Platone, per esempio, forme di potere deboli e incapaci sono intrinsecamente ridicole, per Baudelaire "il riso deriva da un sentimento di superiorità nei confronti degli altri", mentre Freud, nel suo celebre saggio sul motto di spirito, afferma che questo implica spesso l'idea di aggressione contro qualcuno. William F. Fry, nel libro Una dolce follia. L'umorismo e i suoi paradossi (Raffaello Cortina, 260 pagine, 12,91 euro) analizza l'umorismo come forma di comunicazione, nel senso attribuito a questa parola dalla "teoria della comunicazione", cioè dallo studio della rete intra e interpersonale di scambi che lega tra di loro tutte le persone. In questa cornice, il riso e il sorriso sono considerati segnali comunicativi non verbali collegati alla gerarchia sociale e all'attività -passività . L'autore, psichiatra e psicoterapeuta, partecipò negli anni cinquanta al progetto Bateson sui paradossi dell'astrazione nella comunicazione, insieme allo psicologo Jay Haley e all'antropologo John Weakland, e da quel lavoro uscì questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1963 e considerato uno dei primi testi scientifici sull'umorismo. In effetti Fry è stato uno dei primi a studiare la fisiologia del riso, il rapporto tra riso e apparato cardiocircolatorio e respiratorio e quello tra riso e diminuzione dello stress, e in questo studio si prefigge di "raccogliere le informazioni rese accessibili da ricerche in diversi campi come la medicina, la biologia, la psicologia, l'etnologia, la religione e la filosofia, e applicare questi risultati all'umorismo". Partendo quindi dall'ipotesi che i paradossi rivestono un ruolo centrale nella comunicazione e che l'umorismo è una forma di comunicazione che ha caratteristiche simili al gioco, Fry attinge al linguaggio della logica per spiegare la presenza di tre elementi fondamentali nell'umorismo: un comportamento base, un comportamento metaforico e un livello di metacomunicazione. Per capire meglio ci si può rifare al paradosso di Epimenide cretese, il quale affermava "Tutti i cretesi sono bugiardi". Ovviamente, se diceva la verità stava mentendo e se mentiva diceva la verità . Questi paradossi dell'autoreferenzialità sarebbero tipici del gioco e dell'umorismo. Il gioco, per esempio, è un comportamento che dipende dal reciproco riconoscimento che quel comportamento (cioè il gioco) non si identifica con il comportamento (per esempio un combattimento) che il gioco rappresenta. Quindi è importante il messaggio al metalivello che avverte che "tutto ciò non è reale". Nella barzelletta vi è una complessa struttura di paradossi in cui si combinano in modi diversi affermazioni come "questo è irreale" e "questo è reale", fino a che lo sfondo diventa figura, come in certe immagini studiate dalla psicologia della Gestalt. E attraverso il capovolgimento esplicito-implicito viene generato un paradosso, che scatena l'ilarità . Come nella storiella dei due amici che stanno bevendo un drink all'aperto. Passa un gabbiano e un suo escremento finisce sulla testa pelata di uno dei due. "Che schifo!", esclama l'amico, "vado subito a prendere della carta igienica". Ma l'altro risponde seccato "Lascia stare, maledizione, ormai sarà a un chilometro da qui". |












