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INVENTARIO SENZA CORNICE
Scritto da Maria Ferrara Taglioni - Ed. Guida   
 
Ed ecco una nuova raccolta di racconti brevi (o appunti di romanzo?) che Maria Ferrara Taglioni propone al lettore come terzo anello di una trilogia in gestazione, forse inconsapevolmente, già all’inizio della sua esperienza letteraria. Dopo la battaglia con la malattia, affrontata con coraggio e ironia vincenti, la scoperta della vocazione tardiva alla scrittura è una risposta alla vita, una prova da superare all’aperto, un incontro con gli altri da registrare sulla pagina: così, nell’opera prima “La voce” e nel libro seguente “Punto d’incontro”, i ricordi sommessi mescolati al presente sono spie per interrogare se stessa, confrontarsi, comunicare. Ma in questo “Inventario senza cornice” il giuoco narrativo diventa più ardito, quasi spietato: accogliendo la constatazione di Thomas Bernhard, poi riportata in esergo, secondo la quale «scrive soltanto chi è spudorato», Maria Ferrara Taglioni scioglie finalmente gli ultimi nodi della memoria e il magma corposo, lento  e inesorabile dei ricordi invade spazi e pensieri della vita, imponendo un inventario che non può essere trattenuto in una cornice. Come ministro di un rito ormai irrinunciabile, una donna sola di fronte a uno specchio è pronta a una sorta di autoanalisi liberatoria, perché non bastano più la padronanza di sé conquistata caparbiamente (…), i saldi legami familiari. No, non bastano più (…). Occorre completare l’inventario del proprio passato remoto e recente recuperando, accanto alle tenere figure della madre, della sorella e del fratello di cui ha già parlato, l’ombra del padre finora rimasta segreta, nascosta, accantonata, per pudore o per difendere un alibi (o per vendetta?): ognuno porta dentro di sé il suo bagaglio di sofferenza, con i malintesi, i dolori, le delusioni, con le «persone amate e temute», con «gli affetti perduti e desiderati». Scopertamente autobiografico, il racconto della protagonista Francesca rovista nei diciotto anni vissuti con il padre amato e il padre respinto, tra tante occasioni per comunicare rimaste in superficie e mai trasferite in colloquio. Poi la morte prematura del genitore e il buio. Con gli occhi di adolescente e di fanciulla scruta il volto di quell’uomo socievole e amabile, devoto della Vergine di Pompei, fiero del suo lavoro di apprezzato esportatore di canapa pregiata del Casertano. E contempla la maschera della mitezza che si sgretola, rivelando il despota iroso e prepotente, il padrone votato al comando, soprattutto con la moglie e i figli, perché «più adulto» e «più esperto». Ma, paradossalmente, l’aggressività, le imposizioni e i divieti sembravano sempre un preludio a gesti successivi di bontà, di generosità, di difesa fedele dei valori familiari. Sicché, è preferibile, forse, il turbamento represso di un lungo silenzio.
All’improvviso, per l’osservazione incuriosita di un amico che ne ha denunciato l’assenza nei libri precedenti, o per una smania emotiva, o per una magia dell’arte, quella figura paterna affiora dall’oblio a illuminare il presente. E la protagonista-portavoce scopre dimenticate assonanze del carattere, il gusto del rimorso e, principalmente, la capacità di immedesimazione dell’uomo, mai scalfita dalle contraddizioni(…). “Inventario senza cornice” ha l’andamento del romanzo breve, per il filo unitario che lega i frammenti senza spezzarsi; e la scansione in blocchi narrativi appare più come metodo personale di scrittura che come cernita, sia pur rigorosa, di schizzi per un memoriale. Opera matura e coinvolgente, quindi, perché più sofferta rispetto alle altre, scritta di getto da Maria Ferrara Taglioni, noncurante delle insidie del percorso pur di assicurare la spontaneità del messaggio: al di là dei pregi e dei difetti del giudizio estetico,vuole indurre il lettore a cominciare o a riprendere il proprio inventario.                                                                                      
Ferdinando De Luca