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LEMURES
Scritto da Valerio Massimo Minale - Ed. Guida   

È notte. Notte profonda nel mio cuore.
Il respiro degli uomini, sfiancati dal lavoro del giorno e relegati nelle segrete di un letargo senza sogni, sembra confondersi con l’alito maestoso della natura. Sospesa nella volta del firmamento scintilla la luna, braciere inestinguibile di luce d’argento.
Mi aggiro tra gli ulivi, antichi di secoli interi. Sfioro con le mani i tronchi nodosi e contorti, simili a pensieri agitati che scendono nell’anima come i cunicoli di una miniera dimenticata. Avanzando nella solitudine assaporo i profumi esalati dalla terra e ascolto le voci degli animali, finalmente liberi dalla paura. Le ore notturne sono tanto piene di vita.
Avvinti insieme passato e futuro nel presente, gli istanti che compongono il tempo fermano la loro corsa furibonda e diventano ognuno eternità. Palpita l’aria di in numeri presenze, diafane e inconsistenti, tutte velate di malinconia. Seguono i miei passi e se chiudo gli occhi mi circondano, scrutandomi dentro. Quando i vivi riposano nell’immagine dei morti, silenziosamente i morti tornano tra i vivi.
Un tempo sospendevo ai rami degli alberi catene leggere di rame e spaventavo le anime dei defunti che non vogliono discendere nel regno delle ombre, tenendole lontane.
Allora, infatti, avevo un grande timore degli spiriti che abitano l’oscurità.
Ma alcuni di loro una volta scambiarono per offerte propiziatorie i cembali tintinnanti e si radunarono attorno alla mia solitaria dimora di pietra. Avvicinatisi, mi parlarono con gesti gentili e mi svelarono molte cose misteriose, complicate da capire.
Sono i ricordi, amici discreti e fidati, che non tradiscono mai.
Valerio Massimo MinaleÂ