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Gli sciocchi sono tutte quelle persone che per aridita’ non sanno assaporare gli odori di un terrazzo fiorito…ora so di essere veramente stata una sciocca, ma di quelle con la “ S “ maiuscola.
La mia e’ una storia come tante, purtroppo…purtroppo, perche’ di cancro ci si ammala ancora e, nonostante il continuo parlarne, nonostante la ricerca, nonostante i progressi della scienza e della medicina in questo campo, c’è poco da fare: quando ti viene diagnosticato e’ una vera doccia fredda, un vero macigno che ti cade sulla testa, un vero uragano che ti sconvolge la vita, che coinvolge non solo il tuo fisico, ma anche e soprattutto la psiche. IL CANCRO, IL CANCRO….MA PERCHÈ SE HO SMESSO DI FUMARE DA UN SECOLO, MA PERCHÉ SE ESEGUO I CONTROLLI CON REGOLARITA’….PERCHÈ A ME….. VABBE’ CHE MIO PADRE NE È STATO UNA VITTIMA, MA UNO IN FAMIGLIA NON BASTAVA? E POI…DICONO NON SIA EREDITARIO….certo, forse quello al cervello non lo è, forse non c’è nessuna analogia fra il mio quello di papà. Già, perché il mio è al seno…in fondo a cosa serve il seno? Durante l’ adolescenza te ne fai un problema: se è troppo prosperoso maglie larghe ed informi….che nessuno osi guardare ciò che tu stessa detesti. Se è piccolo fai l’abitudine agli sfottò dei compagni di scuola abituati alle foto di dive superdotate e ti senti come un brutto anatroccolo. Quell’abbozzo di forma che si intravede sotto le magliette…allora sogni, sogni che un giorno arrivi un chirurgo e ti inserisca quelle protesi che tanto aneli per poter finalmente indossare shirt attillate, scollature profonde… A dire il vero, sarà perchè sono nata nel 57 , per cui ai tempi della mia adolescenza, ossia negli anni 70, il seno di moda era quello piccolissimo, io del mio seno sono sempre stata contenta quanto basta. Poi è arrivato il periodo bellissimo della gravidanza… il mio seno era pieno, turgido, insomma …bello. Anche dopo l’allattamento è rimasto sodo, una bella seconda misura, senza infamia e senza lode. In tutta sincerità verso i 40 ho anche pensato di dare un aiutino alla natura, perchè non rimodellarlo? Ma poi ho avuto altro a cui pensare: un bell’intevento all’utero per un mioma enorme che mi e’ costato la parziale asportazione dell’organo con conseguente perdita delle mestruazioni. Prima batosta alla mia femminilità. Non ero ancora pronta ad una pseudo menopausa e, nonostante le ovaie fossero “ancora” in sede e quindi attive , strano a dirsi….avevo nostalgia delle mie mestruazioni. Ma meglio questo che un’ altra cosa, no? L’ALTRA COSA e’ arrivata, dopo tre anni esatti ed era proprio L’ALTRA COSA ossia un carcinoma duttale infiltrante di alto grado di malignità, al seno…. Intervento, chemio, radio, controlli…. una barca in una tempesta era quella che avevo la sensazione di essere. Devo dire una cosa: fin quando affrontavo il male guardandolo in faccia e scontrandomi con tutti i suoi anessi e connessi : capelli che cadono, forze che ti abbandonano, rottura di scatole per quei sei- sette minuti di immobilità sotto l’apparecchio della radioterapia , esami del sangue ogni settimana, mi sembrava quasi di essere protetta. E’ paradossale, ma il mio problema nel problema è nato dopo tutto questo. Apparentemente ero tornata quella di sempre, ma qualcosa in me non andava, non mi sentivo migliorata dall’esperienza, non mi sentivo sollevata, non riuscivo ad accettare la paura dei controlli, il cuore a mille ogni volta che mi guardavo la ferita orribile, deturpante…quel mezzo seno tutto annerito dalla radio, quella parrucca che mi dava un fastidio enorme nonostante fosse inverno… quel senso di compatimento che vedevo negli occhi dei miei amici, non ero serena, non avevo accettato, mi sentivo irriconoscente verso Dio, verso le persone che amavo…mi sfozavo di essere quella che non ero. No, io non ero migliorata, avevo troppa rabbia, troppa inquietudine, mi sentivo brutta, gonfia ed avevo paura a dirlo. Dopo il cancro si deve migliorare, apprezzare la vita. Io non volevo quella vita fatta di controlli, di notti insonni, di un corpo che non era più il mio. Sono sempre stata una persona che ama il buon vino, qualche bicchierino di buon limoncello…è cominciata così. Un bicchiere in più a pranzo qualcuno in più a cena, un liquorino pomeridiano al posto del caffè …mi servivano a star meglio. Un giorno ero in ufficio…attendevo i risultati dei makers tumorali trimestrali. Non ne potevo più e così sono uscita, vicino avevo un supermarket, ho acquistato una bottiglia di rhum. L’ho nascosta in borsa…poi nell’armadietto delle mie cose e ho fatto il primo sorso, di nascosto, ovviamente. Che sollievo! Passata l’ ansia, passata la paura…ora ero pronta per aspettare i risultati e tutto era facile. Pensavo di poter gestire il tutto…avevo trovato la panacea contro la paura. I risultati arrivarono ed erano positivi, allora bevvi ancora per “festeggiarmi”. La bottiglia, prima di sera, era quasi vuota ed io un po’ intontita, ma non tanto da non poter guidare fino a casa. L’indomani un mal di testa di quelli formato famiglia e lo stomaco sotto sopra. Un’aspirina e tutto passò, la bottiglia ancora lì…non ne toccai neppure un goccio. In fondo doveva servire per i momenti di paura. E ce ne furono altri…una volta fui costretta ad essere riaccompagnata a casa perchè svenni in ufficio: in fondo il sapore dell’alcool non mi piaceva e non lo reggevo per niente. A volte rimanevo a casa fingendomi influenzata perchè proprio riuscivo ad alzarmi dal letto. Il brutto dell’alcool e’ che quando cominci a bere le endorfine che si sviluppano nell’organismo ti danno un senso di benessere, loquacità, coraggio…ma poi svaniscono e ti lasciano solo ottundimento, malessere e nausea. Il primo ad accorgersene fu mio marito ed io lo aggredii dicendogli che stava dando i numeri…fu un momento bruttissimo, per la prima volta gli avevo mentito su una cosa importante, ma allora non ci pensai…dovevo solo tenere nascosta quella cosa orribile che mi stava capitando. Stavo anche settimane intere senza toccare nulla ed allora ero la persona di sempre…quella allegra, schietta, sorridente, ma anche quella che aveva paura. Chissà perchè mi ero imposta di non dover mostrare di essere terrorizzata dall’idea del cancro…in fondo dovevo ringraziare Iddio per essere ancora viva, per aver “superato”. Ma io non avevo superato un bel nulla, anzi mi ero creata un ennesimo problema di cui avevo vergogna a parlare. Fra alti e bassi la mia vita procedeva e quel problema ogni tanto si riaffacciava, ma qualche giorno e tutto tornava come prima. Apparentemente ero solo un po’ fragile emotivamente, a volte mi chiudevo tanto in me stessa e non avevo neppure voglia di tirar su le tapparelle della camera da letto…allora mi aiutavo con la mia compagna, la fedele bottiglia che però tanto fedele non era dal momento che poi mi tradiva facendomi star male. In quel periodo di alti e bassi credo di aver compreso a pieno cosa voglia dire essere dipendenti da qualcosa sia esso alcool, fumo o droga. A volte mi pareva di averne bisogno fisico…e mi detestavo per questo. La cosa strana , ripeto, che poi potevo farne a meno per lunghissimi periodi. Nel frattempo avevo perso il lavoro: l’azienda per cui lavoravo da ben 26 anni chiuse per cessata attività. Trascorsi un periodo strano di vacanza forzata ed il problema non si affacciò più di tanto. Un giorno stetti, però, davvero male…allora mio marito si rivolse ad un nostro carissimo amico medico esponendogli i fatti. Lui ci traquillizzò, la mia non era una vera e propria dipendenza dall’ alcool, ma un modo per esorcizzare la paura della morte ed un modo per allontanare i pensieri dalla mente. Il 28 settembre del 2006 mi sono rivolta ad uno psichiatra- psicoterapeuta: con molta vergogna gli ho esposto per filo e per segno i fatti e mi sono lasciata aiutare. Ho vomitato tutta la mia paura, tutto il mio non aver accettato il male, la menomazione, ho parlato di tutte le mie ansie, del mio sentirmi impreparata di fronte alla vita, ho esternato tutto il mio dolore per il mio egoismo…sono venute fuori cose che il cancro ha smosso, cose legate alla mia gioventù , al mio dolore per la perdita di mio padre, insomma cose che io credevo ormai rimosse e superate. Il medico mi ha detto che il mio non e’ un problema di alcool, purtroppo l’alcoolismo è ben altro . Io ho solo attraversato un momento in cui mi sono venute a mancare tante cose che davo per scontate come la salute . Da allora sono trascorsi ben otto mesi e l’ultima volta che sono stata dal mio psicoterapeuta (la settimana scorsa) sapete cosa mi ha detto? Complimenti, ora sei una donna nuova, ma non perche’ non hai piu’paura, ma perchè hai il coraggio di ammettere di aver paura. Per sei mesi non ho toccato un goccio alcool, ma, da un po’ di tempo, sotto suo consiglio, quando sono a cena non disdegno un buon bicchiere di vino rosso ed un bel limocello ghiacciato a fine serata e, credetemi, veramente per il mero gusto del palato. I controlli vanno avanti, ma io sono cambiata…accetto la volontà del Signore con serenità e programmo il mio futuro come se nulla fosse. Sono cambiata dentro, mi sento forte della mia serenità e ben disposta verso tutti . Ora veramente mi arrabbio di meno, godo di ogni attimo bello che la vita mi offre, del profumo dei fiori del mio terrazzo, del rumore del mare, di una bella canzone, di una serata con gli amici, di un giro in moto con mio marito, di un pomeriggio di shopping con mia figlia…di una chiacchiera con le mie nuove colleghe di lavoro (ho anche trovato un nuovo lavoro) …insomma ora sono me stessa e lo devo solo a me stessa. Perchè mi sono raccontata? Diciamo che già ci stavo pensando, ma la spinta mi è stata data da una persona per me speciale che mi e’ stata vicina senza neppure saperlo …Forse ritornerò alla carica con il “mio Prof” (così chiamo il chirurgo che mi ha operata e che venero) per la ricostruzione che non vuol farmi perchè dice che non ne ho bisogno e sapete perchè: Perché alla fine io vorrei delle belle tette nuove….a 50 anni me le merito, o no?
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