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Alda era stanca, consunta in tutte le sue fibre. Aveva lavorato moltissimo, la sua mente era stracolma di numeri, dati, frasi da ricordare, ordinare, coordinare, memorizzare, come il computer che aveva continuamente martellato con i polpastrelli. Sembrava che quel giorno fosse appena iniziato, invece erano trascorse ben quindici ore, zeppe d'impegno mentale. Gli occhi le si appannavano, gonfi per l'attenzione continua allo schermo; le dolevano i muscoli delle braccia, le formicolavano le gambe e le natiche sulla sedia davano segni evidenti di insofferenza. All'improvviso uno squillo alla porta. Chi poteva essere a quell'ora tarda? Non attendeva visite. Lo squillo si ripeteva prolungato. Alda non aveva neppure la forza di tentare di sollevare il peso del suo corpo e di trascinarlo dalla sedia alla porta. Ma gli squilli si ripetevano ad intervalli, prolungando la petulanza del loro richiamo. "Devo proprio aprire" penso, e si convinse a sollevarsi dalla sedia; strascicando i piedi, si appoggiava alle pareti del corridoio; poi, giunta vicino all'uscio, lo socchiuse e … lo vide. Era proprio lui, un ospite indesiderato, che mai avrebbe pensato di invitare. Cercò di ostruirgli l'ingresso. Tentativo inutile. Lui entrò, dopo averla spinta da parte con fermezza. Si aggirò un poco per la stanza, individuò una poltrona, quella fornita di una manopola che, tirata verso l'alto, dispiegava un appoggio e assumeva la forma di un letto. Vi prese posto con tranquillità , si sbottonò la giacca, stiracchiò le braccia, abbozzò un sorriso e la guardò. Alda incontrò i suoi occhi di un colore glaciale, taglienti, minacciosi. La fissavano dritto, senza tentennamenti, incrociando i suoi, dolci, severi, in cui si palesava appena un cenno di rimprovero. Perché era venuto proprio quella sera? Non atteso, né invitato. Affondato nella poltrona, dava segno di trovarsi a suo agio, nell'atteggiamento del dominatore, del tiranno. Alda si sedette dietro la scrivania, tese le mani verso le carte per cercare di ordinarle, il cuore le batteva forte, le mancava il respiro. La giovane cercava di dominarsi, ma il suo cervello stentava a recepire, a mettere a fuoco. Sentiva pulsare il sangue alle tempie, come quando, al mattino, era assalita dall'ansia di avere pochi minuti per prepararsi, altrimenti avrebbe perso il treno: allora vuotava la borsa sul letto in cerca dell'abbonamento, si accorgeva di avere una calza sfilata o le scarpe non adatte alla pioggia. Un affanno continuo il lavoro, la vita, ma bella la vita, palpitante, unica! Riassaporò l'incontro con la gente, rivide i volti di fronte al suo, accaldato per la corsa, nello scompartimento del treno. C'erano storie che la sfioravano. Gli occhi dei giovani, belli, pieni di ardore, di sogni, d'amore. A quei volti lontani si sovrappose, di fronte a lei e vicino, quello del visitatore, fermo nella poltrona, a suo agio, come se da sempre avesse vissuto con lei un'intimità di chiaro-scuri. Alda continuava a pensare ai suoi viaggi in treno, era l'unica cosa che riusciva a fare per ripararsi dalla paura. Lo vide alzarsi, portarsi più vicino, lo guardò con rimprovero, illudendosi di riuscire così ad intimorirlo. Lui aveva posato una mano sulla sua e la stringeva. Le procurava dolore, ma non voleva palesarlo. Un brivido le corse per la schiena, risalì per le spalle, scese sul petto e le trafisse il cuore. Non aveva via d'uscita, doveva arrendersi! Lui immerse il suo sguardo magnetico in quello di lei; non le concedeva tregua né via di scampo. La mano libera di Alda cercò furtivamente nel cassetto della scrivania, piano per non farsi scorgere. Le dita brancolavano alla cieca sul ripiano di legno alla ricerca del metallo di una pistola. L'aveva comprata in caso di necessità . Viveva sola in quell'edificio immerso nel verde della periferia, in una zona poco illuminata. Amava la sua casa; farvi ritorno la sera, creava il momento più dolce. C'erano i gatti, abituati alla sua presenza pacifica; c'erano due cani che scodinzolavano, l'annusavano ed accettavano il cibo che lei porgeva. Era straordinario questo contatto con una parte della vita che l'uomo trascurava nella sua corsa quotidiana tesa ad accorciare il tempo libero. Molti amici e parenti le avevano sconsigliato di abitare in periferia: era giovane, carina, sola, preda troppo facile per qualche malintenzionato. Ma Alda li lasciava parlare; mai avrebbe rinunciato alla sua pausa di verde e silenzio. Aveva solo comprato quell'arma, piccola, perfetta, un bel giocattolo, anche se non era tale. Bastava una pressione al grilletto per difendersi e uccidere. Ora era giunto il momento di usarla. Percepì il suo potere, strinse le dita intorno al calcio, l'impugnò, l'estrasse dal cassetto, la puntò verso di lui. Bastava premere e l'incubo sarebbe finito. Fu un attimo lungo, quello che comunemente si definisce eterno. I suoi occhi dolci e morbidi come quelli di un cerbiatto si scontrarono con quelli di lui, feroci e taglienti, come di una tigre. Doveva sparare! Per liberarsi da chi voleva violentarla era necessaria la semplice pressione di un dito. Alda comprese, all'improvviso, che non si sarebbe salvata mai e poi mai. Abbassò la pistola mentre lui si faceva sempre più vicino. Ne avvertì l'alito pesante. La presenza odiata le pesava dovunque, procurandole quella sensazione abominevole di violenza e possesso. Tese la mano, depose con calma, a vista, sul ripiano della scrivania, l'arma. Lo guardò a sua volta, senza battere ciglio, calma e tranquilla. Non aveva più timore, il suo cuore rallentava i battiti pulsando con regolarità . Ripensò a quando, bambina, si sdraiava sull'erba del prato e fissava a lungo il cielo per cercarne uno spiraglio, un buco, da cui poter curiosare per scoprire il mistero dell'universo. Fra poco avrebbe raggiunto il cielo e avrebbe scoperto quel segreto. Un sorriso le si stemperò sul volto. Alda si era arresa. Aveva compreso chi fosse il visitatore: era il "cancro". La stringeva con violenza, procurandole un dolore lancinante che invadeva ogni parte del suo corpo. Poi aveva preso la pistola, l'aveva puntata su di lei: un colpo secco e preciso. Dal verde cupo della vegetazione che circondava la casa una lucciola s'innalzò verso il cielo brulicante di stelle. Alda costituisce un esempio di imprevidenza e superficialità ; ha voluto abitare in un luogo isolato, ha aperto la porta al suo "nemico", ha scelto di morire. Rifletti, proteggi te stessa con l'informazione e la prevenzione. Il cancro non è un nemico invincibile.
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