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IL MIO FURURO NEI SUOI OCCHI
27.03.2009

 

Sono una donna di cinquantasei anni, "sana". Non lo ero dieci anni fa, quando mi fu diagnosticato un cancro al seno. Per avere buone probabilità di salvarmi, dovevo sottopormi subito ad un intervento chirurgico. Non ebbi indugi né tentennamenti; il mio primo pensiero fu di affidarmi ad un servizio ospedaliero altamente specializzato per questo tipo d'interventi. Non nascondo però che il dramma che stavo vivendo mi rendeva scettica verso qualsiasi soluzione. Tuttavia, ero pronta a tutto. Mi ricoverai con il cuore a pezzi; mi sembrava di aver lasciato, fuori da quella porta, tutto il mio mondo. Il futuro per me non esisteva. Bastò solo qualche giorno di ricovero in ospedale per farmi capire che non ero sola con la mia malattia. Tra quelle mura, che io oggi chiamo "benedette", c'erano medici che mi seguivano con interesse professionale e che avevano fiducia nelle proprie qualità. Questa loro competenza responsabile era così manifesta che noi ammalati la sentivamo come una garanzia per la nostra guarigione e, psicologicamente, ce ne avvantaggiavamo. Ricordo lo sguardo che il chirurgo mi rivolse, in sala operatoria; il mio futuro era nei suoi occhi; un futuro che mi avrebbe ancora sorriso. E così è stato. Una suora fu il mio "Angelo Custode" in quei giorni terribili, ed ha continuato ad esserlo per tutti questi dieci anni. Ogni volta che ne ho avuto bisogno, mi ha sempre offerto il suo aiuto e mi ha confortata con le sue parole. A distanza di tre mesi circa dal primo intervento, anche l'altro seno dovette essere operato. Anche allora tutti, medici ed infermieri, si prodigarono per farmi uscire da quel baratro che è il cancro. Grazie a loro, oggi posso raccontare con un certo distacco la mia esperienza e posso esprimere i miei giudizi, pienamente positivi, sulla struttura ospedaliera che mi ha curata.

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