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TANTO A ME NON SUCCEDE
27.03.2009

Stranamente, di fronte alle disavventure e alle malattie, di solito si pensa che queste cose possano capitare solo agli altri. "Tanto, a me non succede", mi ripetevo spesso. E invece, eccomi qui da protagonista. Mi sento un po' attrice, eppure mi rendo conto come queste cose possano cambiare il corso della vita. Fino ad ieri, rabbrividivo a sentir dire che quella tale persona era stata operata di "cancro", forse condannata a morire. Queste notizie mi mettevano una tale angoscia che non riuscivo a liberarmene per tutto il giorno. Forse è più facile soffrire per le disgrazie altrui che per le proprie. Difatti oggi non sono né allegra né triste, non provo né angoscia né dolore, semplicemente, ho gli occhi aperti. Guardo la vita, piena di mille immagini, mille colori; vedo tutto ciò che è stato il mio passato e tutto ciò che è il mio presente. Sui volti della gente che mi circonda, noto la compassione, quell'espressione triste, un po' nascosta, di chi non sa cosa fare. Ed io mi sento un po' spettatrice, un po' attrice. Una voce dal più profondo del mio essere mi dice che il mio cancro non esiste, non può esistere. Faccio uno studio minuzioso di ogni piccola parte dentro di me. E mi convinco sempre più che sto bene. Non posso arrendermi, di fronte ad una cartella clinica, ad un esame istologico positivo; non posso permettere che qualcun altro decida della mia vita. Io sola ne sono l'unica artefice. Io sola ho la facoltà di decidere e di cambiare il mio destino. E' una lotta dura; ogni giorno mi ripeto che posso vincere, facendo appello a ciò che di più positivo è dentro di me. Ricordo di essermi arrabbiata molto, quando scoprii che i miei familiari mi avevano mentito sul risultato del primo intervento al seno: ero stata defraudata di una cosa che mi spettava di diritto. Mi dissero che, forse per una maggiore tranquillità (essendo il seno un organo molto delicato), sarebbe stato meglio rivolgerci ad un centro specializzato, semplicemente per un consulto. Poi, con molto garbo, mi comunicarono l'opportunità di ripetere l'intervento. Ed io, sempre fiduciosa, senza pormi troppe domande, mi lasciai guidare. Ho affrontato il secondo intervento e tutte le successive terapie con uno spirito d'avventura. Oggi, a distanza di un anno circa, posso dire che sto bene e che continuerò ad andare avanti sempre con maggiore determinazione e che, se sarà necessario, sicuramente userò tutte le armi a mia disposizione e, se non dovessero bastare, inventerò altre cose, tante cose. Anche a costo di morire.