|
  A chi, come me, tocca in sorte di fare esperienze al confine, quelle che consentono di sfrondare ogni cosa del superfluo, dell'inessenziale, quelle che ti lasciano nuda e dolorosamente inerme, tocca poi il privilegio della libertà : solo chi ha perso tutto è totalmente libero, libero di essere, di scrutare nella profondità del proprio animo, di tentare di avvicinarsi all'animo dell'altro senza paure, senza difese, senza strategie.
Ero terrorizzata e cercavo qualcuno che si prendesse cura di me, che lottasse con me contro il mio male. La mia autonomia, l'indipendenza, tanto a lungo cercate, crollavano di fronte al cancro. L'ho incontrato nel mio immaginario. Lui era la scienza, il coraggio, la forza, mentre io ero la debolezza, la paura, l'affanno, lo smarrimento. Solo l'altro riusciva a tenermi ancora a galla. Ad un certo punto ho temuto di voler ancora essere "malata", per continuare ad appoggiarmi a lui e agli altri (per la prima volta nella mia vita) e per chiedere aiuto. Quando questa paura è diventata coscienza, ho cominciato a risalire, a ritrovare il gusto di camminare da sola e sono stata capace di lasciare "lo scoglio" al quale mi ero aggrappata in attesa che la mia tempesta si calmasse. Uno scoglio c'è stato sempre nella mia vita: da piccola abitavo sul mare e c'era uno scoglio che affiorava appena; era un cono nero e lucido, inamovibile. Era là . Ho sempre sognato di tornare nei luoghi dell'infanzia per ritrovarlo, ma avevo paura di confrontarmi con lui, segno del mio passato.
Mi sono chiesta molte volte in questi anni, quali fossero le cose che veramente contano, quelle che ci aiutano a vivere.
Ho dovuto cercare e trovare da sola il senso del dolore. Una notte ho avuto voglia di fuggire, di scappar via, di allontanare le esperienze che mi sembravano insopportabili. Ho disperatamente cominciato a fuggire tra le cose che conoscevo e tra le persone che amavo: ci doveva essere qualcosa o qualcuno che potessero aiutarmi a comprendere.
Lentamente ho ritrovato un senso di appartenenza alla storia e ho compreso che il mio dolore è il dolore di tutti e che non sono sola.
Sono tornata, ora senza paura, al mio scoglio, a quel grande, affascinante cono, nero ed impenetrabile.
|