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APPENA IN TEMPO
27.03.2009

 

Voglio raccontare la mia breve storia … Aprile. Mi fa male qui, cosa sarà? Forse sono le mestruazioni che mi procurano questo dolore al seno. No, non è possibile perché già dal mese scorso ho spesso questi fastidi. E che cos'è questa nocciolina? E dura, è mobile. Dio, cosa sarà? Ecco com'è iniziata la mia esperienza. Una forte sensazione di gelo allo stomaco, lo smarrimento e una domanda: tocca a me questa volta? Poi l'altalena di opposti stati d'animo: dal terrore all'ottimismo, dallo sconforto alla fiducia. Così trascorrono tre o quattro mesi; alla fine decido di consultare il medico. Dico a me stessa di non allarmarmi, si tratta sicuramente di una semplice infiammazione, mi prescriverà qualche farmaco e via. Appuntamento, visita, il medico mi tranquillizza, proprio come speravo: "Non è niente". Mi rivesto rapida, tirando un grande sospiro di sollievo, piena di gioia di vivere. La sera però, a letto, comincio a riflettere: com'è possibile che "niente" faccia male? E questa nocciolina che cos'è, "niente"? Passa qualche giorno, senza tranquillità, le dita corrono sempre lì. Solo per un caso fortuito, quasi incredibile, mi sottopongo ad un'ecografia. "Adenoma" mi dicono - e devo operarmi. E' una sciocchezza, ma è opportuno fare tutti gli accertamenti del caso; una settimana di ricovero e tutto sarà concluso; mi telefoneranno appena si libera un letto. Sono sola a prendere questa decisione, ma devo farlo in fretta. Sono confusa e angosciata. All'improvviso mi viene in mente che in una struttura cittadina sono specializzati per le malattie del seno. Lì sapranno dirmi di che cosa si tratta. Altre mani che mi toccano, altre emozioni: paura, speranza. Infine la mammografia: è cancro. Comincia un nuovo calvario. Accetto la realtà, entro nell'ordine di idee di operarmi; ora si tratta di scoprire a che punto è arrivata la malattia. Mi sottopongo ad altre indagini, ma intorno a me si crea una barriera di omertà, nessuno mi dice niente. Sono solo un numero, un letto che attende. Poi, finalmente, la preparazione all'intervento. Che tipo d'intervento mi faranno? Non mi dicono nulla, sono sola con la mia angoscia. Mi vedo piccola, spaurita, braccata, schiacciata da una cosa più grande di me. Non c'è solo la paura della morte; lo strazio del periodo che precede l'intervento forse è ancora peggiore. Non è sapere che devi morire che ti spaventa, ma il timore delle sofferenze che spesso accompagnano la morte per cancro. Il giorno fatidico arriva e finisce quell'attesa snervante. Ora però i medici non operano, sono in agitazione. Si sono ricordati proprio ora di tutti i problemi di natura economica ed organizzativa da risolvere. Il primario fa il giro delle stanze seguito dagli assistenti. Tutti si muovono, si agitano, mentre tu, uno dei tanti, aspetti. Sciopero, comitato, telegrammi alle autorità, blocco stradale, i giornalisti, la forza pubblica, e tu, uno dei tanti, ancora aspetti. E di nuovo, improvvisa, la notizia dell'intervento; tutto è pronto, mi fanno anche la pre-anestesia. E, di nuovo, il terrore più cieco: ecco, ora tocca a me. Già intontita, mi portano nell' "antinferno", ma qui sento urla, imprecazioni, bestemmie. La macchina per la biopsia estemporanea non funziona ed io vengo riportata in camera. Ora basta! Voglio andarmene. Mi fanno il nome di un altro chirurgo: "E' bravo" dicono. Ma io sono tanto stanca, non m'importa più di nulla. La nuova visita: ora, però, è tutto diverso. L'atmosfera è distesa. Questo dottore non si nasconde dietro le parole, è sincero, umano, ha un cuore, questi aspetti sono così importanti! Ricominciano le indagini, ma ora tutto avviene molto rapidamente, non ho neanche il tempo di riflettere. La paura dell'intervento permane e, al risveglio non oso chiedere nulla. "E' andato tutto bene - mi rassicurano - siamo arrivati in tempo". Sono contenta.