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SOLO UN RICORDO
27.03.2009

Sono nata a Napoli nel 1941, non sono sposata, vivo sola. All'età di quarantadue anni ho subito l'asportazione di un seno. Sono tuttora in cura. Anche se con difficoltà, per gli spiacevoli ricordi che riaffiorano, cercherò di raccontare le fasi che hanno caratterizzato la mia malattia. Dopo un lungo esaurimento nervoso, durato da maggio a settembre, durante il quale mi ero sottoposta, con esito negativo, alle più svariate analisi, attraversavo un periodo di relativo miglioramento delle mie condizioni psico-fisiche, quando mi sono accorta di avere un nodulo al seno destro. Per non apparire "fissata", lasciai correre per un po', fino a quando, il 27 dicembre, mentre ero a casa di un'amica, mia nipote alla quale avevo confidato questo mio dubbio, lo rivelò anche a lei. E fu questa amica che, con una scusa, mi fece incontrare una dottoressa che confermò la presenza di un nodulo sospetto. Nel giro di pochi giorni, fui visitata da un noto oncologo e da lui stesso operata. In seguito, sotto controllo dello stesso chirurgo, nel quale avevo riposto tutta la mia fiducia, fui sottoposta a nove cicli di terapia. E' stato questo il periodo più ossessionante della malattia. Grazie all'affetto delle mie nipoti, degli amici e del medico, che con obiettività aveva saputo rassicurarmi, sono riuscita a superare anche queste difficoltà. La loro vicinanza è stata determinante perché, pur non essendo sposata, ho avuto qualcuno che mi ha sostenuto e mi ha dato la forza per superare questi miei problemi. All'inizio di questa brutta storia, pensavo che non sarei riuscita mai a sopportare una menomazione simile; ma oggi posso dire finalmente che tutto si è ridotto ad un ricordo. Se mi chiedeste qual è stata la decisione più importante della mia vita, lasciando da parte le autocommiserazioni, potrei dire che è stata quella di lasciare la casa dei miei genitori (dove ho trascorso giorni felici e pieni di attenzioni da parte dei miei cari vecchi) per andare a vivere da sola, assumendomi tutte le responsabilità: cominciare una vita nuova e guardare ad occhi aperti verso il mio futuro. Un grande scrittore dell'800 dice: "La persona si trova in una continua tempesta … Dio ha mandato l'Anima in questa infernale bolgia di guai perché sapesse scegliere e, tra tanto accecante fumo, si trova la diritta strada". Io ho trovato la mia strada: nel lavoro (che prima odiavo) nella disponibilità degli amici, soprattutto nell'amore e nella comprensione dei miei datori di lavoro che hanno fatto rinascere in me la speranza e la volontà di vivere ancora. La fratellanza sorge dalla bontà degli uomini, dai loro pensieri puri e sinceri, dalle loro anime semplici. Ciò non è possibile se non con l'amore di Dio, con il fermo proposito di credere nella vita e con la buona volontà personale. La fatalità influisce in modo non determinante sulle persone, il nostro destino è deciso anche dall'intelletto, dal carattere, dal modo di operare nella vita. Da ciò dipende, più o meno, il successo; non nella lotta in sé, ma nel saper lottare, consiste il segreto della vittoria. Mi sono prolungata perché sento la mia anima tranquilla, quieta, serena, piena di speranza. Il mio vero pensiero è rivolto a Dio, l'essere supremo, l'artefice di tutte le cose. A Lui mi rivolgo con animo fiducioso, affinché la scienza possa presto debellare questo male terribile che affligge l'umanità.