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LA MIA TESTARDAGGINE MI HA SALVATA
27.03.2009

L'ultima settimana di luglio, durante una breve vacanza, venni a sapere che un'amica, giovanissima, era stata operata d'urgenza al seno per un improvviso gonfiore; fortunatamente l'esame istologico aveva dato risultati tranquillizzanti.
Immaginai cosa doveva aver passato quella poverina, per la preoccupazione e per l'intervento!

Tornai a Napoli giusto per preparare i bagagli per le vacanze che tutta la famiglia avrebbe trascorso al mare. Il 3 agosto, con mio marito ed i nostri due ragazzi saremmo partiti per Acciaroli.
La mattina del primo di agosto, appena sveglia, ripensai all'esperienza spiacevole della mia amica e, trovandomi a letto, decisi di controllarmi il seno.
Fino allora, non avevo mai pensato di farlo, né da sola, né rivolgendomi ad un medico. Iniziai a tastarmi il seno destro, poi passai al sinistro; ad un tratto sobbalzai, quando sentii sotto le dita qualcosa, come una pallina piccolissima, appena sotto l'areola.
Non so descrivere ciò che provai in quel momento; continuavo a tastare quella cosa dura e cercavo di convincermi che era solo una suggestione, o forse una banale infiammazione. Ma la paura aveva il sopravvento.
I miei genitori, mia sorella con la sua famiglia, erano appena partiti per le vacanze. Mio marito era già al lavoro e non volevo allarmarlo.
Ma il timore del peggio mi faceva impazzire; così, abitando a pochi minuti dall'Istituto dei Tumori, pensai di farmi visitare lì. Chiesi ad una vicina di accompagnarmi perché ero troppo agitata e confusa per andarci da sola.
Quando arrivammo all'ambulatorio, era già passato l'orario delle visite, ma un'infermiera, vedendomi così preoccupata, m'indirizzò al reparto di senologia.
L'attesa mi sembrò interminabile ma, alla fine, riuscii a parlare con un medico.
Disse che non poteva visitarmi, dal momento che avevo le mestruazioni; si limitò a consigliarmi una mammografia e mi fornì anche il nome di un radiologo. Tornai a casa assai avvilita e, a quel punto, decisi di telefonare a mio marito e di metterlo al corrente di tutto.
Fummo d'accordo di telefonare subito allo studio radiologico.
Ebbi l'appuntamento per quello stesso pomeriggio. Dopo una visita accurata e la mammografia, il radiologo mi rassicurò: si trattava di una semplice infiammazione ghiandolare; mi prescrisse lui stesso una pomata da applicare tutte le sere per un mese.
Finalmente tranquillizzata, partii per la villeggiatura, sicura che tutto si fosse risolto con un'enorme paura. Tutte le sere applicavo la crema, però non riscontravo alcun miglioramento. Mi ero aspettata che la terapia avrebbe fatto sciogliere quel nodulo, ma quello era sempre lì. Passato il mese di agosto, al rientro a Napoli tornai subito dal radiologo che, dopo una nuova visita e un'altra mammografia, riconfermò la sua diagnosi. Però, vedendomi ancora perplessa, per mia maggiore tranquillità, mi consigliò un esame citologico. Già alcune mie amiche mi avevano parlato di un chirurgo oncologo specializzato in senologia e così, d'accordo con mio marito, decisi di farmi visitare da lui. Ero preoccupata, ma non eccessivamente; dopo due mammografie e la diagnosi rassicurante del radiologo, non mi aspettavo che una definitiva conferma del senologo. Questi però, appena vide le le lastre e prima ancora di visitarmi, con mio stupore, mi consigliò di effettuare con urgenza un esame istologico, rammaricandosi perché quel mese sprecato poteva aver peggiorato la situazione. Il pensiero terribile di un tumore al seno si era fatto ora più concreto che mai. La sera del 19 settembre fui sottoposta all'intervento. Prima dell'operazione il dottore volle parlarmi di nuovo e fu molto franco: mi prospettò la possibilità che l'esame istologico intraoperatorio rivelasse la necessità di asportare la mammella; aggiunse che, se volevo, nel corso dello stesso intervento, avrebbero potuto procedere alla ricostruzione con la chirurgia plastica. Però mi consigliò di rimandare un eventuale intervento estetico ad altro momento. Questo discorso mi fece capire ancora più chiaramente che il mio sospetto di tumore era una realtà quasi sicura. Il desiderio di sopravvivere ebbe il sopravvento sopra ogni altra considerazione. Non m'interessava tanto l'eventualità di perdere un seno; l'importante era fare il possibile per salvarmi la vita. Anche se per una donna il seno vuole dire molto, al lato estetico avrei pensato più tardi. Dopo l'intervento, appena incominciai a riavermi dall'anestesia, volli sapere subito la verità. Furono momenti atroci, però m ripresi subito e poiché mi assicurarono che il male era stato estirpato totalmente, nella sua fase iniziale, affrontai la situazione con serenità. Ero stata fortunata ad accorgermene in tempo e la mia insistenza ad approfondire le cose era stata provvidenziale a salvarmi la vita. Quando tornai a casa, tutti si meravigliavano per l'atteggiamento positivo e coraggioso con cui avevo affrontato gli eventi. Devo dire che, in questa circostanza, oltre all'affetto dei miei cari, è stata la fede a sostenermi nel superare una prova certamente dolorosa. Mi ritengo una donna fortunata ed auspico che tutte le donne mastectomizzate come me non si sentano menomate o invalide. Ora sono passati quasi tre anni; ogni quattro o cinque mesi devo sottopormi ad esami di controllo ed ogni volta mi sento ansiosa. Finora le cose procedono bene e quindi, dopo i risultati rassicuranti, riprendo la mia vita normale, sempre più sollevata. Con mio marito, con i figli, con gli amici, è come se non fosse successo nulla; stiamo incominciando a dimenticare quel brutto episodio. Certamente vengono momenti in cui, guardandomi allo specchio, mi sento sgomenta. Subito però mi riprendo e gioisco per essere ancora viva. Ho capito molte cose importanti: bisogna cogliere, giorno per giorno, gli aspetti positivi della vita, senza lasciarsi abbattere dalle avversità e senza sprecare neanche un minuto, perché la vita è bella e preziosa. Dopo questa esperienza, so di aver sbagliato a trascurare in passato questi controlli periodici al seno e quelli ginecologici. Penso che ogni donna, anche giovane, abbia il diritto e il dovere di sottoporsi a tali controlli, per il bene suo, della sua famiglia e della società.