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Mi chiamo Ida e vorrei raccontarvi la mia storia. Ho compiuto 32 anni. Sono una persona molto timida, nemica delle discussioni, ed ho vissuto una vita piuttosto tranquilla. Quando mi capita di litigare con qualcuno, mi sento sconvolta. Ho due figli meravigliosi ed un marito adorabile; sono tutta casa e lavoro. L'unico problema che credevo di avere, fino a pochi mesi fa, era di trovare una casa più grande e più comoda di quella in cui abitavamo.
Un giorno siamo andati a vedere un appartamento a Caserta (noi abitavamo a Napoli) e subito abbiamo deciso di prenderlo, anche se un po' caro. Ero entusiasta di cambiare città . Mentre mi accingevo ai vari preparativi, nacque un nuovo problema (questa volta serio): un fastidio al seno, un indurimento che io attribuivo ad un pugno datomi per scherzo e per sbaglio da mio figlio. Mi decisi a farmi visitare da uno specialista che mi comunicò, senza mezzi termini, che dovevo operarmi al seno. Dopo qualche giorno, accompagnata da mia suocera, preferii consultare un altro medico. Quindi, mi recai in un ospedale specializzato, piena di speranza che si trattasse di un errore. Il chirurgo mi fece subito un esame e, cercando di rassicurarmi, mi chiese di tornare dopo quindici giorni con una mammografia. Tornai, sempre sperando che il primo specialista si fosse sbagliato, ma questa volta mi venne consigliato un ricovero ospedaliero per effettuare altri esami. Avevo paura e poi chi sa quanti giorni mi avrebbero trattenuta in ospedale (ed io non so stare un giorno senza i miei bambini)! Mi sentivo terrorizzata. Ma il professore mi disse: "Deve operarsi, e subito. Però deve essere molto tranquilla". Aveva dei modi molto rassicuranti e mi fece subito sentire meglio; non so cosa avrei fatto se non ci fosse stato lui, ma a tratti avevo ancora paura o, a volte, perfino un forte senso di angoscia. Fui operata dopo due giorni.
In seguito, ho dovuto affrontare cure e controlli periodici che mi hanno resa psicologicamente fragile. Ma c'è un'altra cosa che mi ha accompagnata in tutto questo percorso: "la paura di morire", di non veder crescere i miei bambini, di lasciare mio marito e di non poter vivere accanto a lui il resto dei miei giorni. Però sto superando anche questo. Oggi sto apprezzando di più la vita e comincio a credere di averla scampata bella. Spero che le cose migliorino e che questa brutta malattia venga del tutto sconfitta. Siamo già a buon punto; l'unica cosa da fare è prevenire attraverso controlli frequenti. Un consiglio a tutte: "Non vi trascurate e correte subito ai ripari, nel caso dovesse capitarvi quello che è capitato a me."
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