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  Ho trentotto anni e vivo a San Severo dove, fino a tre anni fa, ho condotto una vita normale. Poi un giorno - andavo in palestra per tenermi in forma - sotto la doccia mi accorsi all'improvviso di un piccolo nodulo nel seno. Non mi procurava dolore né fastidio e così non diedi peso alla cosa. Nel tempo però questa nocciolina si spostò fino al capezzolo e, nello stesso tempo, si ingrossò. Non mi preoccupai eccessivamente; anzi, dopo la visita di un ginecologo, mi tranquillizzai. Tuttavia, ad ogni mestruazione sentivo come una spina pungermi nel seno. Fu il medico di base a consigliarmi una mammografia. Mia cognata mi consigliò invece la visita di un senologo di Napoli, città dove anche lei risiede. Mi richiamò dopo qualche giorno per comunicarmi l'appuntamento fissato per me. Fui visitata da quel professore di cui avevo tanto sentito parlare, di venerdì; il lunedì ero già ricoverata in ospedale per un esame istologico e per decidere sul da farsi. Feci intanto tutti gli esami pre-operatori e il mercoledì fui operata. L'intervento durò un paio d'ore e il senologo, autorizzato da mio fratello, fu costretto ad asportare il seno colpito, quello destro. Mi svegliai dall'anestesia con una sensazione di benessere, come se avessi fatto solo una bella dormita. Mi accorsi della mammella amputata solo dopo qualche giorno, al momento della medicazione. Piansi perché non riuscivo ad accettare quella dolorosa realtà . Poi, man mano, con l'affetto dei miei familiari, ma soprattutto pensando ai miei figli, mi sono fatta forza ed ho imparato ad affrontare la nuova situazione. Il professore mi disse che se fossi stata meno superficiale, forse le cose sarebbero andate diversamente. Un paio di giorni prima della dimissione, ricevetti la visita di una fisioterapista che mi insegnò una ginnastica riabilitativa per il braccio destro che sentivo pesante e non riuscivo ad alzare. Fui dimessa il martedì successivo al ricovero, ma ogni otto giorni dovevo ritornare a Napoli per le medicazioni. Solo dopo quaranta giorni mi tolsero i punti di sutura. Nel mese di agosto tornai ancora per una visita di controllo e in quell'occasione il professore mi prescrisse una chemioterapia. La prima volta provai molto fastidio, accusavo nausea, vomito, sentivo in bocca un sapore indefinibile e provavo un senso di torpore. Quando incominciavo a sentirmi meglio, dovevo ripetere la terapia. Mi avevano fatto capire che avrei perso i capelli e, al solo pensiero mi sentivo ancora peggio. Ancora oggi, non so come abbia fatto a sopportare la chemioterapia. Quando terminai tutti i cicli, il chirurgo mi prescrisse una serie di esami che però avrei potuto fare al mio paese. Ora ritorno a Napoli solo per i controlli periodici. Ho potuto affrontare tutto questo, solo per la fiducia che il professore e la sua équipe hanno saputo ispirarmi.
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