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  Sono una donna di 58 anni, sposata da 27, ho due figli maschi. Ho avuto una vita tranquilla e sono stata felice come lo si può essere su questa terra. Ho un grande spirito pratico e cerco sempre di trarre, da tutte le esperienze, gli aspetti positivi. Una mattina come tante altre, nello stendere il bucato, urtai con il busto contro l'inferriata del balcone. In quel momento avvertii un forte dolore al petto, ma non detti molta importanza alla cosa. Il giorno successivo vidi un livido sul seno sinistro e, toccandomi, sentii sotto le dita qualcosa di duro, dell'apparente grandezza di una noce. Scattò così nella mia mente un campanello di allarme. Senza coinvolgere le persone che amo di più, pregai una mia carissima amica di accompagnarmi in ospedale per un controllo. L'incontro con la mia malattia è avvenuto senza drammi. Dalle poche parole del medico che mi visitò, capii che ero un'ammalata di tumore. Ho ritrovato la forza, attingendo a profonde e inimmaginabili risorse interiori che mai avrei sospettato di possedere. Tranquilla ho accettato la routine ospedaliera (credo nella validità ed efficienza delle strutture pubbliche) e, fiduciosa e serena, ho affrontato l'intervento. Ora sono in attesa di terapie. Sono cosciente e consapevole del mio male; ma non mi angoscio perché so che questo, non solo non serve a risolvere un problema, ma ne crea molti in chi ci vuol bene e ci ama. Ho bisogno di comprensione, ma non di pietà . Perciò rido, scherzo, anche rischiando di apparire incosciente rispetto alla malattia che si è abbattuta sul mio fisico, ma che certamente non ha sconfitto il mio animo. Questa vicenda ha fatto nascere in me tanto senso di responsabilità e tanta umanità . "Bisogna aver coraggio - mi disse il chirurgo - ognuno ha la sua storia". Ed io, ora, sono in attesa dell'evolversi della mia.
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