|
 Che lo si aspetti o no il momento delle vacanze prima o poi arriva anche se si è malati o si è al termine di un ciclo di cura piuttosto pesante. Chi si trova in queste situazioni potrebbe non avere molta voglia di affrontare quelli che, prima della malattia, erano i canonici momenti di riposo e divertimento. Altre volte, invece, il malato vorrebbe partire anche in momenti non scontati, ma non ha il coraggio di parlarne o pensa di non poterselo permettere. Altre volte ancora sono parenti e conoscenti a frenare i progetti di vacanza dei pazienti per un senso di protezione, comprensibile, ma non sempre giustificato. Non è detto, infatti, che un malato oncologico in terapia o in fase di remissione debba per forza rinunciare ai momenti di vacanza, così come non è affatto detto che lo stato di salute ne risenta in modo negativo.
Anzi, una vacanza fatta bene, rispettando le proprie necessità e possibilità, nel pieno spirito positivo che dovrebbe contraddistinguere un periodo di riposo e divertimento (che si sia sani o malati!), gioverà sicuramente anche allo stato di benessere generale, facilitando il percorso verso la guarigione. Perché andare in vacanza Ci sono tante buone ragioni, spesso interconnesse una all’altra, per andare in vacanza anche e soprattutto se si è affrontata una malattia come il cancro. “L’essere malati o in fase di convalescenza è un motivo in più per concedersi momenti di pausa” spiega Marco Romeo, psicoterapeuta dell’Unità di oncologia medica dell’Ospedale S. Maria della Misericordia di Urbino. “Innanzitutto, chi ha un tumore si trova ad affrontare una serie di visite, terapie e cure che vengono spesso vissute come un dovere, compiuto il quale è però lecito sentire il bisogno di prendersi una pausa. Ecco, questo è già un buon motivo per concedersela”. Un periodo di pausa, spiega l’esperto, può servire per rielaborare l’angoscia accumulata dal momento della diagnosi e può essere una buona occasione per uscire dal ruolo di ‘malato’. La routine dell’ospedale o dell’ambulatorio può in effetti far entrare il paziente in questo ruolo da cui poi è difficile uscire, anche una volta terminato il ciclo di terapie. Quando il fisico è compromesso, è il momento di dare spazio agli affetti e alle amicizie. Una vacanza può aiutare a uscire dal ritiro sociale che molti pazienti conoscono fin troppo bene. Le modificazioni fisiche e psicologiche che la malattia o le terapie comportano inducono tanti di essi a chiudersi in se stessi, limitando le occasioni di incontro a una cerchia di amici e parenti sempre più ristretta. Stabilire nuovi legami o riallacciarne di vecchi può perciò diventare un problema insormontabile per qualcuno. In questi casi una vacanza potrebbe fornire quella spinta in più per recuperare la propria vita sociale. La vacanza, poi, è sinonimo di vita all’aria aperta: uno stimolo anche per riprendere l’attività fisicache, come dimostrano le ricerche, ha un effetto positivo sul benessere psicofisico dei malati di cancro. “Infine” conclude Romeo “il fatto di allontanarsi dal proprio ambiente casalingo, di non dover badare alle necessità quotidiane può fornire finalmente il tempo necessario a riprogettarsi in termini relazionali, emotivi e fisici”. Ciò significa anche ricominciare a prendersi cura del proprio corpo, seppure con cautela: una lieve abbronzatura, se il medico non la sconsiglia, fornisce un aspetto più sano e in forma che si riflette sul benessere psicologico. Quando e come partire “Dal punto di vista clinico non c’è un impedimento assoluto alla vacanza per un paziente oncologico.” Dice Pier Giorgio Natali, responsabile del Dipartimento di oncologia dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. “Si tratta di valutare caso per caso insieme al proprio medico se magari è meglio rinviarla ancora qualche tempo o se ci sono particolari restrizioni circa la meta o la durata. Parlarne col medico può poi aiutare a trovare riferimenti utili in caso di necessità cliniche durante il tragitto o la permanenza. Ormai i centri oncologici attrezzati coprono bene tutto il territorio sia in Italia che all’estero, quindi il problema semmai è quello di informarsi prima di partire”. È possibile, infatti, accordarsi per eseguire alcuni cicli di chemioterapia o i controlli in un ospedale vicino al luogo di villeggiatura: spesso è il medico stesso che contatta i colleghi e fornisce il protocollo. Altre volte, invece, la soluzione più semplice è quella di riorganizzare le date delle cure in funzione della partenza (o viceversa). Per questa ragione è bene programmare tutto per tempo, anche mesi prima dell’estate: in tal modo è più semplice assicurarsi un’assistenza adeguata in loco o un cambiamento nel calendario delle terapie presso il proprio centro di riferimento. L’organizzazione e la cautela sono quindi i due elementi chiave per godere appieno di un meritato riposo, anche se c’è chi, invece, preferisce viaggiare e visitare luoghi sconosciuti, per ‘cambiare aria’. Per poter fare ciò, è meglio non dover eseguire terapie durante il viaggio (magari aprofittando della pausa tra una chemio e l’altra) e avere coscienza dei propri limiti fisici: se prima della malattia si riuscivano a vedere due musei al giorno, bisogna sapersi accontentare di uno solo, passando il resto della giornata in un parco, in un bel caffé o in una piscina. “Dovrebbe insomma, come in tutte le cose, prevalere il buon senso” aggiunge Natali “ma trattandosi della propria salute non è quasi necessario ricordarlo ai pazienti o ai loro familiari”.
Cosa non dimenticare Una volta ottenuto il parere favorevole del medico, potete preparare le valigie. Ecco cosa non dimenticare assolutamente. - I farmaci. Tutti i farmaci necessari devono essere portati nel bagaglio a mano (accompagnati dalla prescrizione medica) perché le valigie possono essere perse o essere inaccessibili per un certo tempo. È sempre meglio portare una scorta superiore a quanto necessario per evitare problemi in caso di ritardi nel viaggio di ritorno. Mai togliere dalla confezione originale o mischiare i farmaci nemmeno per praticità di spazio.
- L’immobilità. Per evitare il rischio di coaguli durante il viaggio è bene non stare troppo a lungo seduti: appena possibile alzatevi e fate qualche passo. Il medico può suggerire l’uso di farmaci anticoagulanti o di indumenti elastici (come le calze contenitive).
- Igiene. L’attenzione all’igiene deve essere ancora più rigorosa che per una persona sana: la vacanza è fatta per rilassarsi, non per ammalarsi ancor di più!
- Informazioni mediche. Chiedete al vostro medico di scrivere una breve relazione sulla vostra patologia e sui trattamenti e le cure che state seguendo, indicando anche numeri telefonici e riferimenti di persone da contattare in caso di necessità.
- Viaggi organizzati. Per chi va in vacanza con una compagnia di viaggio può essere buona norma chiedere per tempo eventuali accorgimenti circa il pernottamento, gli spostamenti sul luogo, le restrizioni alimentari, agevolazioni agli imbarchi eccetera, necessari per la propria condizione di salute, oltre ai riferimenti medici sul luogo di arrivo.
Partire con lo spirito giusto Conosci i tuoi limiti e accettali. Il tumore o le sue cure possono porre delle limitazioni anche temporanee di cui però è meglio tenere conto. Conoscere questi limiti e accettarli è il modo migliore per affrontarli e vivere la vacanza molto più serenamente. Evita i sensi di colpa e sii te stesso. Inutile fare gli eroi ‘per il bene degli altri’: cerca di non forzarti a fare cose che non ti senti e sicuramente anche gli altri sapranno venirti incontro per vivere tutti insieme e meglio la vacanza. Ricorda il vero significato della vacanza. Cerca di non concentrarti su quello che la malattia ti ha tolto, o quello che avresti potuto fare se non ci fosse stata: la vacanza ora è arrivata ed è comunque una occasione per rigenerarsi e recuperare preziose energie fisiche ed emotive che ti serviranno al ritorno.
Programmare è meglio I viaggi sono stressanti e possono creare qualche disagio come nausea, stanchezza e mal di testa anche alle persone sane, ma nei pazienti oncologici il malessere può essere più accentuato. Per evitare spiacevoli sorprese è quindi meglio cominciare a preparare con cura la vacanza sin dalla fase di trasferimento. Viaggi aerei. Alcuni pazienti (per esempio con tumori cerebrali, che hanno subito l’sportazione dei linfonodi, operati di recente) possono avere difficoltà a volare a causa dei cambiamenti nei livelli di ossigeno e pressione dell’aria con l’altezza. È quindi necessario parlarne col proprio medico che darà gli opportuni suggerimenti anche farmacologici. Viaggi lunghi. In alcuni tipi di tumore i viaggi lunghi sono sconsigliati per l’alto rischio di sviluppare pericolosi coaguli che andrebbero a ostruire il circolo ematico. Anche in questo caso è possibile attuare una profilassi farmacologica, per cui è utile parlarne con il proprio medico. Livelli di energia. Il tumore, ma soprattutto alcuni trattamenti come la chemio o la radioterapia, possono lasciare un senso di affaticamento anche a distanza di tempo. Meglio quindi tenerne conto e programmare bene i tempi, comprendendo anche pause di riposo frequenti sia durante il trasferimento sia durante la vacanza. Esposizione al sole. Chemio o radioterapia possono lasciare la pelle più sensibile al danno da raggi solari in modo temporaneo o permanente. È bene mantenere sempre un ottimo livello di protezione con creme a filtro elevato, occhiali da sole e abbigliamento adatto. Vaccinazioni. Corticosteroidi, chemio e radioterapia possono indebolire il sistema immunitario, limitando l’uso o l’efficacia di certi tipi di vaccinazione, a volte obbligatorie per il luogo di destinazione. È utile quindi chiedere al proprio medico se la meta scelta è compatibile con le terapie assunte. Costi di viaggio. Potrebbero esserci delle spese aggiuntive dovute alla necessità di essere accompagnati da altre persone o da personale specializzato e al trasporto di eventuali attrezzature o materiale medico. È bene saperlo in anticipo.
Fonte: Notiziario Fondamentale AIRC . giugno 2009
|