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Il vissuto emotivo della donna

Dopo la diagnosi

“Ricordo di aver provato una grande paura: paura di morire, paura di essere ammalata, paura del dolore, paura di morire nel dolore..."

“Ero distrutta dal panico. Volevo fuggire, ma non c’era nessun posto dove andare: il problema era dentro di me. Come potevo stare così bene ed avere qualcosa di così brutto che cresceva dentro di me?...”

“E’ giusto dire che non provavo nulla. Infatti, per settimane ho creduto che non fosse vero, che avessero commesso un errore. Aiutata da mio marito, ho consultato tre medici diversi con la speranza di ottenere una diagnosi negativa. Solo allora mi sono arresa...”

“Quando ho sentito per la prima volta il termine “cancro mammario” mi sono sentita come un condannato a morte...”

Dopo una diagnosi di cancro mammario, queste sensazioni sono perfettamente normali.
L’emozione predominante è solitamente la paura... paura di morire, paura di essere ammalata, paura del dolore, paura di essere abbandonata. Molte donne riferiscono che il periodo peggiore da vivere è l’intervallo che intercorre tra la diagnosi e l’intervento, o l’inizio della terapia.
Durante questo periodo è naturale per una donna angosciarsi all’idea della perdita del proprio seno. Se prima la vita era tutta da vivere, ora che la salute è compromessa dalla malattia, il destino sembra tiranneggiare.

Ma la paura non è la sola emozione. Altri sentimenti affiorano: incredulità, collera, depressione (causata dalla collera repressa), ansia, solitudine, fragilità, disorientamento, e infine un forte senso di vulnerabilità. Non mancano sensazioni di tradimento (da parte del proprio corpo) e ingiustizia (perché proprio a me?).

Durante questo periodo la donna può soffrire di insonnia, così come può soffrire mentre è sveglia; spesso sembrerà distratta, piangere improvvisamente, o dire che sta “bene” e negare il proprio malessere.
Non di rado può mostrarsi serena e in grado di parlare con competenza della sua malattia. Anche celare le proprie emozioni è una normale reazione. Gli psicologi la definiscono con il termine di “rifiuto”, che rivela un meccanismo di difesa in risposta all’affollarsi di sentimenti che ella non è ancora pronta ad accettare o gestire.

In questo periodo è fondamentale che il partner sia disponibile nei suoi confronti ad ascoltarla senza giudicare ciò che dice, né pretendere di dare un senso alle sue parole.
Importante è accettare le sue emozioni, lasciando a lei, come a se stessi, la possibilità di vivere l’esperienza della paura e l’ansia della malattia.

Non bisogna trascurare il dialogo. Tacere o evitare di parlare di questo “spiacevole” argomento, può venire erroneamente interpretato come il rifiuto o la riluttanza ad essere emotivamente disponibili, in un momento in cui si è più fragili e bisognosi di sostegno.

Dopo l'intervento

"Ho affrontato tutto con molta serenita', l'operazione e' andata superbenissimo, le cicatrici stanno guarendo alla grande e il braccio lo posso muovere esattamente come prima (o quasi, dai.... tira un po' sui punti)..."

"Cerco di essere forte perché so che quello che mi aspetterà sarà pesante e devo fare del mio meglio per superarlo e cercare di vivere al 100%..."

"Il cancro è un cammino faticoso, occorre grinta e determinazione... ma ce la si fa!..."

Subito dopo l’intervento chirurgico molte donne attraversano un periodo emotivamente positivo. Sono euforici: hanno affrontato e superato l’intervento.

In questo momento, la maggior parte delle donne vive la speranza della guarigione, imparando a convivere con la malattia.

Talvolta,però, dopo l’intervento l’altalena emotiva ricomincia di nuovo. Molti sono i fattori che intervengono: dal tipo di intervento subito, dalla eventualità di dover integrare l’atto chirurgico con una terapia farmacologia, alla tipologia stessa della cura.

Durante le terapie

"Mi sto preparando a questa chemio con lo spirito giusto, di quella che... prima inizia ... prima finisce..."

"...alla fine ci scherzavo pure, anche se nascondevo la sofferenza...soprattutto quando si è donne e innamorate dei capelli in genere...erano lunghi e belli ma poi sono ritornati più belli di prima... "

"Sto facendo la radio... mi sento sola perchè, anche se ho tutta la mia famiglia e i miei amici molto vicini, nessuno riesce a capire fino in fondo le sensazioni che provo, i pensieri che si affollano nella mia mente, le paure, le speranze..."

Gli effetti collaterali o tossici della chemioterapia costituiscono un aspettoimportante di questo trattamento medico, tanto che tuttora vengono ritenuti quasi sinonimi dall'opinione pubblica. Queste manifestazioni tossiche si determinano in quanto, analogamente alle cellule tumorali, anche quelle degli organi normali sono sensibili ai vari farmaci chemioterapici. Questa sensibilità degli organi sani determina la comparsa di una moltitudine di effetti collaterali che in parte variano a seconda del tipo di farmaci antitumorali impiegati.

Non tutti le pazienti sottoposte a trattamento chemioterapico presentano, tuttavia, gli stessi effetti collaterali, la chemioterapia può causare reazioni differenti e inoltre queste possono variare, in uno stesso individuo, da un ciclo di terapia all'altro.

E' bene ricordare alla donna che affronta questa terapia che quasi tutti gli effetti collaterali (come la caduta dei capelli) sono transitori e scompaiono con la sospensione del trattamento.

Di fatto durante questo periodo un certo stato di ansia, di paura e/o di depressione è piuttosto comune in tutte le  pazienti e nei relativi familiari.
Pur essendo un fenomeno assolutamente comprensibile data la situazione, è consigliabile parlarne con il proprio medico. La possibilità di "sfogo" offerta da un colloquio libero ed informale può allentare la tensione e le preoccupazioni connesse alla malattia e alla cura di questa. Inoltre, in qualche caso, si può valutare la necessità di intervenire con farmaci, tecniche di rilassamento o ricorrere allo psicologo.

Attenzione a questi segnali
Se l'ansia e il pessimismo persistono dopo l'intervento, o la donna non sembra non preoccupata, oppure afferma che sta "benissimo" o "non ha paura", malgrado si dimostri non spontanea e tesa, probabilmente ha bisogno di un aiuto medico specialistico.
Mentre queste emozioni possono essere normali se si susseguono nel tempo, cristallizzare uno stato d'animo può indicare che il normale processo di adattamento alla diagnosi si è interrotto.

In che modo è possibile aiutarla?
Bisogna rompere il ghiaccio, parlando con lei delle tue sensazioni, paure e preoccupazioni. Se ella si oppone, accettare l'idea che qualcosa non va e cercare di ottenere aiuto da altri componenti della famiglia.

Si può presentare anche l'esigenza di consultare un medico o altre persone esperte, in grado di farle superare questo stallo emotivo. Se hai bisogno di informazioni rivolgersi al medico che la tiene in cura, oppure chiamare una delle Associazioni che si occupano di questi problemi.

Per affrontare il problema con i figli: "Per dirlo loro" - un aiuto per le mamme - Lega per la Lotta contro i Tumori