|
 Sono una donna di 45 anni da sei mesi il medico che mi tiene in cura preventiva (non ho nessun caso in famiglia) mi richiede un controllo trimestrale affermando che ho un seno "antipatico". L'esame mammografico ripete, da alcuni anni sempre la stessa diagnosi: mastopatia diffusa. Cosa è opportuno fare? Forse la mammografia non è un esame valido? Gradirei avere un consiglio. Sinceramente non riesco a dare un significato preciso alla definizione di seno "antipatico". La mastopatia diffusa o meglio la mastopatia fibrocistica è un quadro tipico delle donne giovani che semplicemente descrive un seno con una notevole componente ghiandolare mentre quella adiposa, tipica delle donne anziane, è meno rappresentata. Questo quadro si riflette sugli esami diagnostici (clinico, mammografia, ecografia) in senso negativo,
in quanto piccole neoplasie potrebbero essere mascherate. Per quanto riguarda i controlli Lei dovrebbe eseguire una mammografia ogni 12-16 mesi fino all'età di 50 anni e una volta ogni 2 anni successivamente. Eventualmente se la mammografia risulta "non leggibile" per seno denso è consigliabile anche una ecografia. Infine non è da sottovalutare l'autopalpazione che la donna dovrebbe imparare a fare regolarmente dopo il ciclo mestruale.
Il mio seno è così piccolo che se ci fosse qualcosa me ne accorgerei. Devo comunque fare gli esami del caso? La grandezza del seno non influisce sul rischio di sviluppare un tumore. Naturalmente, scoprire un nodulo può essere più facile se il seno è piccolo, ma. la mammografia può scoprire un tumore ancora prima che sia palpabile, cioè quando è importante scoprirlo e ciò qualunque sia la dimensione del seno. Quando un tumore è abbastanza grande da poter essere scoperto al tatto, può essersi ormai già diffuso altrove.
Ho già fatto una mammografia ed è andato tutto bene: perché dovrei farne un'altra? Eseguire le mammografie con regolarità vuol dire essere certi che tutto è rimasto nella normalità e che non si è sviluppato niente di anormale. Questo è uno dei modi per scoprire i tumori troppo piccoli per essere scoperti con la palpazione.
Ogni anno mi sottopongo a radiografie del torace: se vi fosse qualcosa di anormale nel seno, risulterebbe da queste radiografie? Ciò è impossibile, la mammografia è un esame dedicato, che richiede una strumentazione speciale, pellicole speciali e una particolare preparazione ed esperienza da parte del tecnico e del radiologo, poiché in questo caso occorre riconoscere un tumore in uno stadio, molto precoce. Sia la strumentazione che le pellicole utilizzate per la mammografia sono completamente diverse da quelle delle radiografie toraciche.
C’è bisogno del "consenso informato" negli screening? La partecipazione agli screening è l’esercizio di un diritto che richiede la piena consapevolezza. Un semplice invito non è sufficiente perché vi sia partecipazione informata. L’invito deve essere accompagnato da una adeguata informazione e partecipazione. L’informazione deve essere veritiera, basati sui dati scientifici disponibili, chiara per il linguaggio utilizzato. L'operatore sanitario si dovrà accertare di essere stato ben compreso. Devono essere sottolineati i benefici che ogni donna si può attendere, ma anche i possibili svantaggi derivanti dal test secondo le caratteristiche conosciute di ogni tipo di screening. In generale le donne dovrebbero essere consapevoli che vi è la possibilità di essere richiamate per ulteriori accertamenti, talora di tipo invasivo. Deve essere, inoltre, ricordata la possibilità di comparsa di una forma tumorale tra due test successivi di screening (casi di intervallo) e, quindi, l’esigenza di prestare attenzione ai segnali del proprio corpo onde evitare false rassicurazioni. L’informazione fornita deve anche tenere conto della possibilità che in alcune situazioni il test porti a identificare forme a bassa potenzialità evolutiva, che potrebbero regredire o che sarebbero altrimenti rimaste silenti. Si potrebbe verificare, in questi casi, un sovratrattamento, con tutti i rischi e i disagi che ciò può comportare. In questo contesto non è necessario che la donna interessata sottoscriva alcun documento formale.
Si fa uno screening solo per verificare se vi è uno stato di malattia in fase preclinica? Gli screening rappresentano per molte donne un’utile conferma delle proprie condizioni di salute. Questa rassicurazione deve essere ottenuta con il minimo indispensabile di attività medica e il massimo possibile di sicurezza. Gli screening non sono solo una promessa di diagnosi, ma una complessiva presa in carico della persona e vanno considerati come un insieme unitario di fasi. L’istituzione che propone alle donne, per definizione sane, di sottoporsi al test si assume precise responsabilità etiche. Queste si riferiscono non solo alla fase propriamente del test di screening, ma all’insieme del processo, dal primo invito fino al sostegno alla donna e alla famiglia durante l’eventuale momento del trattamento e del decorso della malattia. Occorre che vengano garantiti in tutte le fasi tre requisiti fondamentali: il consenso informato, un’azione di sostegno informativo individuale, e la massima riservatezza.
È possibile che lo screening dia risultati sbagliati? Come tutti gli esami, è possibile, anche se in piccola percentuale, che il test dia falsi negativi (risultati normali in persone ammalate) e falsi positivi (risultati anormali in persone sane).
A cosa serve fare lo screening? Il test di screening seleziona, all’interno della popolazione bersaglio, donne senza sintomi, apparentemente sane che possono avere una malattia, rispetto a quelle che sono veramente sane.
I programmi di screening per la prevenzione dei tumori sono solo un fatto individuale e occasionale? I programmi di screening per la prevenzione dei tumori vanno considerati nel più generale obiettivo di salute delle donne. Un programma di screening ha delle conseguenze positive per alcune partecipanti, ma determina disagi o problemi per altri. È quindi necessario considerarlo sia come un fatto individuale che come una azione di sanità pubblica che riguarda una comunità. È importante, inoltre, che questi programmi si integrino con altre attività finalizzate alla prevenzione e alla crescita della consapevolezza del proprio corpo e della propria salute. Tali iniziative devono svolgersi in stretta collaborazione tra le Unità o Centri di screening, le strutture sanitarie e gli altri soggetti interessati. La gratuità è un riconoscimento del significato sociale dello screening.
Quali sono le condizioni che consentono di attuare un programma di screening su una popolazione? Le condizioni per attuare un programma di screening sono diverse: - la malattia che si vuole identificare è un problema di salute pubblica che coinvolge un elevato numero di persone;
- esistono lesioni pre-cancerose e/o stadi precoci nel corso dello sviluppo della malattia che si possono diagnosticare;
- il trattamento terapeutico effettuato durante lo stadio precoce della malattia comporta vantaggi (diminuzione di mortalità e/o di nuovi casi) rispetto al trattamento in uno stadio più tardivo;
- il test è accettabile dalla popolazione ed è inoltre gratuito, ripetibile, innocuo, facile da eseguire e di basso costo;
- esistono strutture sanitarie qualificate in grado di effettuare la diagnosi e la terapia.
Perché si attua un programma di screening su una popolazione? Per diagnosticare precocemente una malattia, prima della comparsa di sintomi, e per avviare tempestivamente il trattamento terapeutico. Un trattamento precoce, infatti, ha dei vantaggi rispetto a un trattamento tardivo, in termini di guarigione e di sopravvivenza alla malattia.
L’alimentazione svolge un ruolo nella prevenzione dei tumori del seno? Frutta, verdure secche, ricche di vitamine, fibre e betacarotene precursore della vitamina A che protegge i tessuti, e poi legumi come fave, lenticchie, fagioli, tutti ricchi di enzimi, riducono gli estrogeni proteggendo naturalmente dal rischio di cancro al seno. Inoltre grandi amiche del seno sono le crucifere, famiglia vegetale a cui appartengono i cavoli, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, il cavolfiore, ricchi di carboinoidi, sostanze capaci di convertire gli estrogeni cattivi (estradiolo, estrione) in estrogeni buoni. In attesa che vengano prodotte le pillole a base di cavolo non resta che mettere questo ortaggio a tavola con maggiore frequenza. E’ inoltre opportuno incrementare il consumo di soia e derivati, ricchi di fitoestogeni, gli estrogeni vegetali che agiscono neutralizzando l’azione dannosa degli ormoni femminili sulle cellule del tessuto mammario. Quanto ai grassi animali, il burro, la carne, i formaggi che innalzerebbero il livello degli estrogeni facilitando l’insorgere del carcinoma mammario, la questione é ancora controversa. Come regolarsi allora a tavola? Seguire una dieta equilibrata preferendo olio d’oliva, pochi formaggi, poca carne, tanta frutta e verdura, soia, tè verde, e ricordarsi di non superare le 2000 calorie giornaliere.
A che età bisogna iniziare a controllare il proprio seno? Prima si inizia meglio é. Comunque la regola da seguire è quella dei controlli personalizzati in base al proprio indice di rischio. Vale a dire che se in famiglia parenti di primo grado sono stati colpite da tumore al seno, la prima mammografia andrà anticipata a 30 anni. Grazie ad una maggiore consapevolezza del proprio corpo, la gran parte delle donne scopre piccole anomalie del seno lavandosi o guardandosi allo specchio. Comunque, é utile programmare visite senologiche periodiche verso i 30 anni, anche se l’età più a rischio é quella della menopausa. Sconsiglio, invece, a meno che non sia indispensabile, la mammografia prima dei 40 anni: se il seno é turgido il risultato é di difficile lettura e si rischia di vedere quello che non c’é o viceversa. Ecco per tutti un minicalendario dei test salvaseno: - dai 20 anni: autopalpazione una volta al mese.
- 20-25 anni: prima visita senologica con valutazione del rischio e pianificazione dei controlli successivi.
- dai 25 anni in su: visita senologica ogni anno.
- a 40 anni una prima mammografia e visita senologica semestrale
- dai 50 anni in su: visita senologica semestrale e mammografia ogni 2-3 anni.
La mammografia è un esame infallibile? Gli apparecchi per mammografia di nuovissima generazione, utilizzati in numerose strutture sia pubbliche che private, sono sempre più affidabili e sicuri. Consentono di scoprire un nodulo quando non dà ancora alcun sintomo e non é palpabile. Sono, infatti, in grado di fornire immagini sempre più chiare, nitide e pertanto interpretabili con sempre maggiore esattezza. Il grande vantaggio dei mammografi elettronici, ad esempio, é che consentono un esame del seno personalizzato. Il fascio dei raggi, peraltro minimo, (fino al 45 per cento in meno dei mammografi tradizionali) può essere dosato in base alla densità del tessuto mammario. Così sulle lastre si riescono a vedere con nitidezza anche le immagini di quei seni radiologicamente opachi, perché molto densi (come quelli delle giovani donne costituiti da molto tessuto fibroso e poco grasso o delle donne in menopausa che seguono una terapia a base di ormoni). Tuttavia una corretta prevenzione non può prescindere dall’esame clinico (la visita senologica) che permette di diagnosticare anche quei tumori che non si presentano in forma nodulare. Oggi si tende sempre più ad integrare l’esame clinico o quello mammografico con l’ecografia mammaria.
Mi è stata diagnosticata una mastopatia fibrocistica, perciò non posso fare l’autoesame del seno perché ho troppi noduli. Inoltre, mi è stato detto che il mio tessuto mammario è troppo denso per fare una mammografia. Il termine “Mastopatia fibrocistica" ha significati diversi. Qualsiasi donna che abbia il seno dolente alla palpazione o con noduli può sentirsi dire di avere questa "malattia". E' molto frequente che il seno sia dolente al tatto, ciò è normalmente dovuto ai cambiamenti ormonali. Anche la presenza di noduli può rientrare nella normalità. Tale presenza non significa necessariamente che il tessuto mammario sia anormale o che vi sia un aumentato rischio per i tumori del seno. Sebbene la presenza di noduli possa rendere l’aupalpazione del seno più difficoltosa, con la pratica qualunque donna può imparare a conoscere come è fatto il proprio seno, in modo da accorgersi se compare qualcosa di nuovo. Così, qualsiasi nuovo nodulo, come qualsiasi area sospetta dev’essere controllata dal medico. Infine, grazie ai recenti progressi tecnologici, la mammografia può essere eseguita adeguatamente e con buoni risultati anche se il tessuto mammario è denso.
Ho un lavoro che mi impegna molto e penso spesso che fare una mammografia sia una perdita di tempo. Tanto, il tumore viene lo stesso! Il tempo investito per eseguire una visita senologica e/ouna mammografia può essere determinante per il proprio futuro: la differenza può essere fra una lunga vita in buona salute e una riduzione della vita stessa. Se la carriera è importante per te, a maggiore ragione è importante essere in buona salute per continuare a lavorare. Se la famiglia è importante, occorre fare il possibile per salvaguardare la propria salute in modo da potere prendersene cura.
La mammografia è un esame infallibile? I mammografi di nuovissima generazione, utilizzati in numerose strutture sia pubbliche che private, sono sempre più affidabili e sicuri. Consentono di diagnosticare un tumore quando non dà ancora alcun sintomo e non é palpabile. Sono, infatti, in grado di fornire immagini sempre più chiare, nitide e pertanto interpretabili con sempre maggiore esattezza. La mammografia é ancora l’unico metodo valido per smascherare precocemente il tumore del seno. Il grande vantaggio dei mammografi elettronici, ad esempio, é che consentono un esame del seno personalizzato. Il fascio dei raggi, peraltro minimo, (fino al 45 per cento in meno dei mammografi tradizionali) può essere dosato in base alla densità del tessuto mammario. Così sulle lastre si riescono a vedere con nitidezza anche le immagini di quei seni radiologicamente opachi, perché molto densi (come quelli delle giovani donne costituiti da molto tessuto fibroso e poco grasso o delle donne in menopausa che seguono una terapia a base di ormoni).
Nel caso in cui un accertamento mammografico ha individuato precocemente una lesione al seno, é necessario riconoscere di che natura é, se cioè é benigna o maligna? Non da molto e non presso tutte le strutture esiste un nuovissimo test non invasivo in grado di stabilire la natura di una lesione. Si chiama Biofield Diagnostic System e consiste in un’apparecchiatura computerizzata molto sofisticata che funziona come una sorta di elettrocardiogramma: attraverso alcuni elettrodi applicati sul seno della paziente vengono registrate eventuali differenze di potenziale elettrico collegate allo sviluppo di un carcinoma mammario. Alla presenza di un nodulo maligno un grafico mette in luce le eventuali zone d’ombra. Questo test è rapido ed indolore (niente aghi, nessuna compressione, niente bisturi) e dura non più di 15 minuti. Non si sostituisce alla mammografia, di cui é un valido complemento. Viene utilizzato, infatti, dopo che una visita senologica o una mammografia abbiano rilevata una anomalia e pertanto sia necessario stabilirne l’esatta natura. La novità consiste nel fatto che Biofield Diagnostic System può registrare a livello cutaneo i mutamenti di natura elettrica che si verificano nelle cellule tumorali, fenomeno già noto da tempo ma finora non misurabile in modo così immediato. Che il metodo funzioni ed eviti alla donna di sottoporsi ad una biopsia, inutile se il tumore é benigno, lo ha provato peraltro uno studio clinico multicentrico effettuato in otto centri di oncologia europei, che ha coinvolto 661 pazienti con lesioni mammarie sospette da sottoporre a biopsie. I risultati della sperimentazione sono stati più che soddisfacenti: l’apparecchio ha diagnosticato correttamente il tumore mammario in 92 casi su 100. Operante in via sperimentale solo a Milano all’Istituto Europeo di Oncologia, l’”elettrosenogramma” sarà presto in funzione nei centri senologici italiani di eccellenza.
Mi è stata consigliata una biopsia. Alcuna mie amiche mi hanno riferito che oggi è un esame inutile. Devo farla? Oggi la biopsia è un esame che si continua a praticare, ed é sempre meno invasivo. Vi si ricorrere quando alla diagnosi si evidenzia un nodulo sospetto. E adesso utilizzando un nuovo sistema integrato che consente di individuare e sradicare anche noduli molto piccoli, non palpabili, dai 2 ai 20 millimetri di diametro, senza lesioni, cioè senza asportare tessuto circostante e senza ricorrere all’anestesia generale. Si chiama Abbi (Advanced breast biopsy instrumentation) e già, utilizzata con successo negli USA, in Canada e in Europa, da 2 anni é arrivata anche in Italia. Ecco come funziona in pratica l’Abbi: la paziente é stesa sul lettino collegato a un mammografo digitale che centra la lesione non palpabile e ne stabilisce le coordinate trasmettendole a un apparato di puntamento. Quest’ultimo é costituito da un monitor che visualizza la lesione, “marcando” con assoluta precisione la zona cui intervenire, e da una pistola speciale che introduce nel tessuto mammario una cannula sottilissima (da 5 a 20 millimetri di diametro) con cui effettuare il prelievo. Rapido, preciso, indolore l’intervento ha il vantaggio di concentrare in una sola seduta da 30 minuti mammografia e biopsia, senza attese e dunque riducendo sensibilmente ansia e stress per la paziente. Altro vantaggio é la certezza della visione che consente un’asportazione assolutamente mirata, praticando un’incisione minima che no n supera i 2 centimetri. Per non parlare dei risparmi legati al fatto che l’intervento si fa in ambulatorio in anestesia locale. Quanto al rischio che infine cellule maligne vadano in circoli, assicura il senologo modenese, é praticamente nullo come dimostrano gli studi in merito effettuati a tutt’oggi.
Ma come mai alcune donne sono colpite dal cancro e altre no? Dipende da tante cause tra cui la familiarità ed é in base a questo fattore che i ricercatori ritengono che il gene del cancro al seno possa trasmettersi da una generazione all’altra. Identificati 4 anni fa da un gruppo di scienziati americani dell’università dell’Utah, in realtà i geni del tumore maligno della mammella sono due Brca (per esteso Breast Cancer) 1 e Brca 2, e sono stati localizzati sul cromosoma 17. Significa che chi eredita questi geni da nonna, mamma, zie ha circa 60 probabilità su 100 di ammalarsi di cancro al seno. In attesa che la scoperta porti a una terapia genica della malattia, ipotesi comunque ancora lontana, la ricerca sta lavorando sul fronte farmacologico (preparati chemiopreventivi, vitamine, vaccino), con l’obiettivo di diminuire o addirittura azzerare il rischio nelle donne che risultano predisposte al cancro ala seno. Un’altra strada, battuta per ora lentamente negli USA, é poi quella della mastectomia preventiva con asportazione totale dei seni e ricostruzione con protesi (già effettuati 4 mila interventi); strada “cruenta” che comunque non garantisce ala cento per cento la sicurezza.
La cura dei tumori inizia a tavola? Frutta, verdure secche, ricche di vitamine, fibre e betacarotene precursore della vitamina A che protegge i tessuti, e poi legumi come fave, lenticchie, fagioli, tutti ricchi di enzimi, riducono tutti gli estrogeni proteggendo naturalmente dal rischio di cancro al seno. Inoltre grandi amiche del seno sono le crucifere, famiglia vegetale a cui appartengono i cavoli, i cavoletti di Bruxelles, il cavolfiore, ricchi di carboinoidi, sostanze capaci di convertire gli estrogeni cattivi (estradiolo, estrione) in estrogeni buoni. In attesa che vengano prodotte le pillole a base di cavolo non resta che mettere questo ortaggio a tavola con maggiore frequenza. E poi incrementare il consumo di soia e derivati, ricchi di fitoestogeni (soprattutto flavonoidi), gli estrogeni vegetali che agiscono neutralizzando l’azione dannosa degli ormoni femminili sulle cellule del tessuto mammario. Quanto ai grassi animali, il burro, la carne, i formaggi che innalzerebbero il livello degli estrogeni facilitando l’insorgere del carcinoma mammario, la questione é ancora controversa. Come regolarsi allora a tavola? Seguire una dieta equilibrata preferendo olio d’oliva, pochi formaggi, poca carne, tanta frutta e verdura, soia, tè verde, e ricordarsi di non superare le 2000 calorie giornaliere. A che età bisogna cominciare a parlare di prevenzione? Pochi lo sanno, ma si dovrebbe iniziare da piccoli. Dai tre anni all’adolescenza, infatti, si é più sensibili a sostanze cancerogene. Un fattore di rischio, Per esempio, le radiografie che si fanno per diagnosticare un’eventuale scoliosi: due o tre non sono nocive, dieci o quindici diventano un pericolo. E che cosa fare da adulte? Avere uno stile di vita sano é più utile di quanto non si creda. Si può cominciare recuperando vecchie abitudini alimentari, magari abbinando i cereali alle verdure e riducendo i grassi animale e zuccheri. All’alimentazione giusta bisogna aggiungere un po' di sport per tenere sotto controllo il peso. Avere uno stile di vita sano significa anche non ingrassare più di quattro o cinque chili nell’età adulta. Quando, invece, i primi controlli? Ormai grazie all’informazione e alla cultura della nostra società che hanno insegnato una maggiore consapevolezza del proprio corpo, la gran parte delle donne si accorge anche di piccole anomalie lavandosi o guardandosi allo specchio. Comunque, é utile la palpazione del ginecologo durante le visite di routine e, dopo i 40 ani, i controlli di un senologo, anche se l’età più a rischio é quella della menopausa. Sconsiglio, invece, a meno che non sia indispensabile, la mammografia prima dei 40 anni: se il seno é turgido il risultato é di difficile lettura e si rischia di vedere quello che non c’é o viceversa.E se in famiglia ci sono stati casi di tumore? “Si può ereditare una mutazione genetica che i genere dà origine a tumori, ma non é detto che la malattia si sviluppi. In Italia gli esami diagnostici sono allo stato di ricerca e, in tutti i casi, anche se individuano alterazioni del DNA non si ha certezza che compaia il tumore. Lo scopo del ostro studio é proprio quello di scoprire perché c’é chi si ammala e chi no e soprattutto se intervenendo sulle abitudini di vita si possa ritardare o addirittura evitare la malattia. Quando serve l’ago aspirato? Spesso, dove c’é un dubbio: si può analizzare un nodulo sospetto senza inutili incisioni. Alcuni pensano che in questo modo si rischi di ampliare la zona tumorale, ma non é così: basta un minimo di esperienza per sfruttare il metodo di diagnosi più sicuro che abbiamo”.
La prima mammografia, a che età va fatta? La prima mammografia andrebbe fatta a 40 anni. E’ una radiografia del seno a raggi X, consente di individuare tumori di diametro inferiore ai 5 millimetri, spiega Alessandra Spinola, specialista in oncologia e chirurgia generale al Policlinico di Milano. “Il periodo migliore per farla é durante le mestruazioni o subito dopo, quando i due ormoni che regolano lo sviluppo del seno, il progesterone e l’estradiolo, sono minime: il seno é poco congesto e le radiografie sono più nitide. L’autopalpazione va fatta, dice una mia amica, ognisettimana, dopo i trent’anni. Non é un po' presto? No, non é presto: la tua amica fa bene a prendersi cura del suo seno, cercando di scoprire eventuali noduli. Forse esagera un po': L’autopalpazione basta una volta al mese, subito dopo le mestruazioni. C’é una dieta che aiuta a proteggere il seno? Sì. Lo conferma uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet: la dieta può aiutare a proteggere dal tumore al seno. Ecco cosa puoi fare: mangia spesso cereali integrali e soia, contengono fitoestrogeni, che aiutano a ridurre il rischio di cancro. Aumenta l’apporto di fibre fino a 25-35 grammi al giorno: cene sono tante nelle carote. Le fibre si legano ad alcuni residui degli ormoni, che possono essere dannosi, e li trascinano fuori dall’organismo, insieme alle feci. Fai scorpacciate di arance, ortaggi gialli e vegetali a foglia verde: apportano betacarotene, da cui si forma la vitamina A, utile perché ha azione antiossidante. Condisci le pietanze con olio di oliva crudo. Se si sente un nodulo al seno, scoperto tramite l'autopalpazione, cosa bisogna fare? La prima cosa da fare è riportarsi al proprio medico di fiducia. Questi valuterà se è il caso di consultare un senologo e sottoporsi ad approfondimenti diagnostici (mammografia, ecografia, agoaspirato, biopsia). Se la visita e la mammografia non evidenziano nulla di particolare, è probabile che il medico proponga di aspettare qualche mese, per ripetere gli esami clinico-diagnostico-strumentali. |