| PSICOLOGIA E SESSUOLOGIA |
| Scritto da alts |
![]() Tutto ciò che possa aiutarvi a far fronte alla situazione da soli è utile. Cambiare atteggiamento di fronte alla consapevolezza di avere un tumore può influire sulla prognosi. Tutto ciò non può che essere positivo. Se ridurre lo stress sia effettivamente in grado di migliorare la prognosi è molto difficile da dimostrare, ma è senz’altro provato che un atteggiamento positivo migliora la qualità della vita di un individuo (la Comunità scientifica ha in corso interessanti ricerche per approfondire questo argomento). È molto importante, però, che essere positivi non diventi un onere. Pochissimi riescono ed essere sempre totalmente positivi ed è assolutamente naturale sentirsi giù qualche volta. Passeremo in rassegna diversi approcci che sono stati usati per aiutare gli individui ad affrontare lo stress. È importante ricordare che non tutti questi approcci sono indicati per tutti e non dovrebbero essere presi per sostituire un valido, onesto rapporto di comunicazione tra il malato di cancro, la sua famiglia e i suoi amici, da una parte, e il personale medico e paramedico che l’ha in cura, dall’altra. La reazione psicologica alla diagnosi di cancro può influire sulla prognosi? Secondo uno studio, tra le pazienti affette da carcinoma mammario in stadio iniziale trattato chirurgicamente coloro che hanno uno stile ‘battagliero’ positivo possono rispondere meglio di coloro che hanno un atteggiamento negativo o si dimostrano impotenti e quindi rassegnate. Questo studio viene ora ripetuto su un gruppo più numeroso di pazienti. Non si sa se questo effetto, ammesso che esista, sarà rilevante per i pazienti portatori di tumore in stadio avanzato. Un atteggiamento positivo chiaramente aiuta quando si devono affrontare un intervento chirurgico o altri trattamenti. Ciò non significa, però, che dobbiate essere sempre allegri. Tutti i malati di cancro provano di tanto in tanto un senso di impotenza e spesso sono troppo stanchi per essere positivi e mostrare uno stile battagliero. Tuttavia, ciò non vuol dire che si riducono le possibilità di esito favorevole del trattamento. Sono stata operata per un tumore al seno. Cosa devo dire ai familiari ed agli amici? Il ritorno in famiglia è un momento importante e delicato in cui sia voi che i vostri cari dovrete ritrovare quella serenità che consente di vivere appieno l'affetto della propria famiglia. Costruite un dialogo aperto anche con i figli, i parenti, gli amici, parlando della vostra condizione e rendendoli partecipi dei vostri sentimenti. Tacere non consente loro né di comprendere né di condividere ma, al contrario, incrementa i timori, mentre il dialogo li avvicinerà a voi e li renderà partecipi. Certo la malattia genera timori, ma vedere che siete disposte a parlarne, che desiderate mettere in comune le ansie ma anche il coraggio di essere di nuovo felice, favorirà l'instaurarsi di rapporti più sereni e distesi. Come posso ritrovare il mio equilibrio dopo una mastectomia? Il benessere psicologico è strettamente correlato al benessere fisico ed è perciò perfettamente naturale che, dopo l'operazione, incontriate difficoltà a ritrovare il vostro equilibrio. Certo, ogni donna vivrà in modo differente questa condizione, secondo quelle che sono le proprie origini culturali, sociali, familiari, i propri legami affettivi: non bisogna quindi sentirsi a disagio, poiché ogni donna reagisce secondo la propria sensibilità. In un primo tempo accettare la perdita di un seno può sembrare davvero difficile: il tempo, l'aiuto del personale esperto, l'affetto dei familiari, il confronto e l'appoggio di altre donne mastectomizzate, vi aiuteranno a recuperare la fiducia in voi stesse, a vivere in sintonia con il vostro corpo, a riconoscere ed accettare la vostra nuova immagine L'esperienza di molte donne insegna che i figli accettano la notizia dell'operazione subita dalla madre e che spesso ne traggono perfino uno stimolo ad essere più autonomi ed a mostrare maggiore responsabilità nella vita quotidiana. Per quanto riguarda la vita professionale, potrà essere recuperata appieno ed in poco tempo, senza alcuna rinuncia a quelle che erano le ambizioni e le aspettative prima dell'operazione. Le cicatrici della mastectomia mi imbarazzano, ma voglio comunque fare l’amore con il mio uomo. Qualche suggerimento? Certamente. Perché, per esempio, non fare l’amore nella semioscurità per evitare che lui possa vedere chiaramente? Alcune donne, poi, affermano che fare l’amore con il reggiseno dopo la mastectomia le faccia sentire ancora più provocanti. Il reggiseno ha il duplice scopo di contenere la protesi, se vi è stata consigliata, e di nascondere le cicatrici. Oppure potreste indossare biancheria intima sexy, che potrebbe essere un vero eccitante per il vostro amante, nascondendo al tempo stesso ogni cicatrice. La maggior parte delle donne scopre che i propri partner si preoccupano molto meno delle cicatrici di quanto immaginino, e una volta che hanno affrontato la questione chiaramente si sentono più rilassate circa i cambiamenti del corpo. Il sesso potrebbe aggravare il tumore? No. Al contrario. Il sesso e tutto l’amore e l’affetto che ne consegue possono solo aiutare. Sono così tanti coloro che si sentono depressi, sgradevoli, colpevoli o spaventati quando hanno il cancro o sono in trattamento per questa malattia che l’affetto e l’accettazione da parte del proprio partner possono fare la differenza. Posso prendere il cancro dal mio partner? No. Se il proprio partner è ammalato non può trasmettere la malattia per via sessuale. Eventi dolorosi della vita possono causare il cancro? Molti pazienti credono che il tumore da cui sono affetti sia originato da un evento doloroso. Poiché si tratta di solito di avvenimenti abbastanza improvvisi e drammatici, è comprensibile che il paziente ritenga che la colpa sia tutta dello stress. Mentre alcuni studi hanno dimostrato che lo stress psicologico e ambientale possono incidere negativamente sul sistema immunitario dell’organismo, non si è, invece, riusciti a dimostrare che le alterazioni delle difese immunitarie possono causare il cancro o influire sulla sua crescita. Alcuni tipi di personalità sono più soggetti ad ammalarsi di cancro? Non è stato scientificamente dimostrato che alcuni individui siano più soggetti di altri ad ammalarsi di cancro a causa della loro personalità, anche se quest’idea ha goduto di una certa popolarità. Già Galeno (201 - 131 a.C.), filosofo e medico, notò che il cancro era più diffuso tra i tipi "malinconici" che tra i tipi "sanguigni", ossia ottimisti, e ancora prima, nel 2000 a.C., nel poema epico indiano Mahabharata si leggeva che: "Le malattie si possono suddividere in due classi, quelle fisiche e quelle mentali. Le une derivano dalle altre, ma nessuna delle due può esistere senza l’altra. Pertanto i disturbi mentali nascono da quelli fisici e analogamente i disturbi fisici nascono da quelli mentali." A mia moglie è stato diagnosticato un tumore del seno. Come posso aiutarla? Il coniuge sano può e deve sostenere affettivamente la propria compagna. A volte, però, é proprio il partner non colpito dalla malattia a voler rimuovere il problema. Capita spesso che la donna, che é invece é molto lucida, consapevole, e ha bisogno di parlare del tumore, delle cure, delle preoccupazioni che l’assillano, si trovi di fronte ad un muro. Questo problema di comunicazione può far sentire la paziente ancora più sola e mettere in crisi la coppia. Ho 42 anni, sono felicemente sposata con due figli e ho sempre avuto una sessualità soddisfacente. La scorsa settimana mi è stato diagnosticato un tumore al seno e ora sono in attesa dell’intervento terapeutico. Non so ancora di che entità sarà l’asportazione chirurgica, ma mi chiedo quanto questo potrà influire negativamente sulla mia sessualità e sulla mia relazione di coppia. Cosa mi può dire a proposito?
Non ti devi scusare, Lara. Nel campo della sessualità non ci sono problemi allegri o tristi; ogni difficoltà ha un suo diritto di essere raccontata e ascoltata. Il trattamento del tumore al seno è sempre stato considerato particolarmente traumatico per le relazioni sessuali delle donne. Diversi autori hanno riferito sulla mammella come simbolo di femminilità e sessualità considerando la mastectomia come un impatto devastante sulle percezioni di seduttività e di desiderio sessuale. Le mastectomie sono state additate anche come fattori precipitanti divorzi o rotture di relazioni di coppia. Così si è sperato che la chirurgia conservativa o la ricostruzione delle mammelle potessero avere un vantaggio chiaro e significativo rispetto alla mastectomia nell'aiutare le donne a restare sessualmente attive e funzionali dopo la diagnosi di tumore al seno. Gli studi più recenti evidenziano in realtà che i trattamenti localizzati per il tumore al seno, sia che includa o meno l’asportazione del seno, innescano grosse disfunzioni sessuali o crisi coniugali solo in una ridotta percentuale di pazienti. La salute psicologica generale della donna, la qualità della relazione di coppia e la vita sessuale precedente la malattia sembrano essere dei predittori molto più significativi della soddisfazione sessuale post-tumorale rispetto all'estensione del danno chirurgico. La più comune causa che origina le disfunzioni sessuali non sembra essere tanto la perdita della mammella ma il prematuro e serio impatto menopausale della terapia medica. Poiché le donne sono spesso sottoposte a chemioterapia o a ormono-terapia come parte del loro trattamento, questa componente della problematica sessuale diventa molto saliente. Un'attenta e competente gestione delle componenti bio-psi-sessuologiche che accompagni il tuo percorso terapeutico potrà senz'altro esserti di aiuto nel superare con successo questo difficile momento della tua esistenza. Quando bisogna rivolgersi al medico in caso di insonnia? Tutti conosciamo l’insonnia, perché, almeno una volta nella vita, per situazioni transitorie fisiche, per esempio il mal di denti, o psicologiche, come l’attesa di un esame o di un incontro importante, ne abbiamo sofferto. Però l’insonnia occasionale non richiede alcun provvedimento medico.
Solo un’insonnia che si protrae da più di tre settimane richiede un esame approfondito sia internistico, che neurologico o psichiatrico. Ho difficoltà a dormire,
a cosa può essere dovuto?
Frequenti interruzioni del sonno e un precoce risveglio al mattino sono presenti, spesso infatti, nella depressione. L’angina pectoris e l’asma bronchiale sono entrambe responsabili di frequenti risvegli notturni, assieme al reflusso gastroesofageo e all’ulcera. Anche l’ipo e l’ipertiroidismo sono frequente causa di insonnia. La sindrome delle gambe senza riposo, caratterizzata dalla comparsa serale di sensazioni sgradevoli tra il ginocchio e la caviglia, quando si è seduti e soprattutto a letto, è causa di notevole difficoltà all’addormentamento.
Tra le malattie neurologiche frequentemente implicate nei disturbi del sonno bisogna ricordare il morbo di Parkinson, la demenza e l’emicrania.
Indipendentemente da un possibile stato di malattia, ci sono persone predisposte all’insonnia? In alcune persone che lamentano cefalea, tensione muscolare, sensazioni di mani e piedi freddi, stanchezza durante il giorno, può manifestarsi, in seguito ad un evento stressante, insonnia. Tale insonnia, definita psicofisiologica, al cessare della causa scatenante non regredisce ma si aggrava. Chi ne è affetto sente il bisogno di dormire ma appena è a letto si ritrova improvvisamente sveglio, irrequieto. Il loro sonno migliora notevolmente se dormono in ambienti non familiari, come un albergo, se nella stessa casa, cambiano stanza da letto o disposizione dei mobili nella camera.
Ci sono delle sostanze che possono causare insonnia? Tutte le anfetamine o i farmaci anfetamino-simili, alcuni farmaci come i beta-bloccanti o i broncodilatatori, il caffè, il the, le bibite a base di cola, la cioccolata in tazza, gli estratti tiroidei sono sostanze psicostimolanti che aumentano la stato di vigilanza. Ma anche il fumo di sigaretta, attraverso l’attivazione dell’adrenalina da parte della nicotina, non facilita l'addormentamento. L’alcool si comporta come i barbiturici: inizialmente sono dei buoni ipnotici che però danno in breve tempo assuefazione e la sospensione comporta comparsa di insonnia.
Ci sono delle regole per da seguire che possono giovare agli insonni?
E’ errato pensare che l’uso di un farmaco ipnotico sia il provvedimento più utile per ogni forma di insonnia. E’ di fondamentale importanza identificare la patologia sottesa all'insonnia e rimuoverne la causa. Spesso gli insonni assumono abitudini e comportamenti che tendono ad aggravare il loro disturbo. Vengono suggerite, pertanto, delle norme di “igiene del sonno”, che possono da sole risolvere o attenuare alcuni tipi di insonnia: andare a letto solo quando si ha sonno, ma soprattutto svegliarsi alla stessa ora e non concedersi sonnellini pomeridiani, non dormire davanti al televisore, evitare che la camera da letto sia troppo calda ed evitare sostanze eccitanti, controllare gli effetti collaterali di qualche terapia farmacologia in corso.
In pazienti particolarmente ansiosi trovano indicazione le terapie basate sulle tecniche di rilassamento quali il training autogeno, il biofeedback e l’ipnosi. Solo il training autogeno può, però, essere continuato autonomamente, senza supporto medico.
Ci sono controindicazioni all’assunzione di farmaci ipnotici?
I farmaci ipnotici, infine essendo un rimedio sintomatico, non dovrebbero essere usati con continuità. Vengono, infatti, correttamente prescritti per periodi non più lunghi di tre settimane, se assunti tutte le sere, e per non più di tre-quattro mesi se somministrati in modo intermittente. Inoltre, l’uso cronico di alcuni ipnotici, soprattutto se utilizzati ad alti dosaggi, può causare la progressiva diminuzione degli effetti terapeutici e la conseguente necessità di aumentarne la dose per ottenere beneficio. A mia moglie è stato diagnosticato un tumore del seno. Qual’é il mio ruolo in un momento così delicato della nostra vita di coppia? Un ruolo chiave, da protagonista. La forza della coppia di fronte alla malattia é determinata infatti anche dalla capacità del coniuge sano di dare un sostegno affettivo al familiare malato. A volte, però, é proprio il partner non colpito dalla malattia a voler rimuovere il problema. Capita così che il coniuge malato, che é invece é molto lucido, consapevole, e ha bisogno di parlare del tumore, delle cure, delle preoccupazioni che l’assillano, si trovi di fronte ad un muro. Questo problema di comunicazione può far sentire il paziente ancora più solo e mettere in crisi la coppia. Se il malato non vuole parlare della malattia, magari per non pesare sul partner, cosa fare? Spesso, quando il paziente é molto ansioso, il coniuge può manifestare un atteggiamento paternalistico: copre il malato di cure e d’affetto, a volte in modo eccessivo. Risultato: il partner colpito da tumore si sente dipendente, debole, non responsabilizzato e spesso non riesce a reagire con forza alla malattia. A volte può anche avere timore ad aprirsi, a comunicare angosce ed emozioni, perché si sente in colpa. Mi è stato detto che l’atteggiamento più costruttivo per la coppia é parlare della malattia, è vero? Sì, i partner che esprimono reciprocamente i propri sentimenti, condividono le esperienze e non si chiudono in se stessi, cercano il supporto di amici e di parenti, dimostrano di aver reagito positivamente alla malattia e di aver trovato un nuovo equilibrio. Il sostenersi a vicenda non é un cammino facile, ma neppure impossibile: l’importante é riuscire sempre a parlarsi, comunicando e condividendo anche i vissuti emozionali. |












