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TERAPIE ED EFFETTI COLLATERALI
Scritto da alts   

Gli analgesici forti non inducono dipendenza?
Ampi studi hanno dimostrato che l'assunzione di analgesici può causare dipendenza in casi estremamente rari (le probabilità di dipendenza nelle terapie a base di oppiacei sono inferiori all'1 %).
L'assunzione regolare dei principi attivi sotto forma di compresse o per mezzo di cerotti (assunzione continua attraverso la pelle) non hanno effetto stupefacente e non inducono dipendenza. Per questa ragione l'assunzione degli oppiacei può essere sospesa gradualmente in qualsiasi momento.

Quali effetti collaterali può provocare la terapia del dolore e cosa si può fare contro tali effetti?

Gli antinfiammatori provocano spesso disturbi di stomaco. Una terapia antitumorale medicamentosa può acutizzare tali sintomi. Prenda i medicamenti durante o dopo i pasti e mai a digiuno. Mangi lentamente e beva molto tè fra i pasti.
In caso di assunzione di oppiacei occorre prevenire sistematicamente la stitichezza. Si raccomandano un'alimentazione ricca di fibre e l'assunzione di una sufficiente quantità di liquido (tè) fra i pasti. Anche l'attività fisica è utile in caso di stitichezza. Certi oppiacei possono provocare inizialmente nausea, vomito e stanchezza. Il medico le prescriverà un farmaco contro questi sintomi che scompaiono dopo 3 -5 giorni.
Se si manifestano disturbi ed effetti collaterali imputabili alla cura chieda consiglio al medico e al personale curante o al farmacista.

Perché è necessario prendere i medicamenti regolarmente e non quando i dolori diventano insopportabili?

Se si prendono gli analgesici soltanto quando i dolori si fanno insopportabili l'organismo ha bisogno di dosi più elevate per ottenere lo stesso effetto. Dosi più elevate significano anche maggiori probabilità di effetti collaterali. Inoltre sussiste il pericolo di sviluppare una dipendenza al farmaco: infatti i forti dolori e la conseguente attenuazione con dosi elevate fanno nascere il vivo desiderio del farmaco.

Quali farmaci sono indicati per la terapia del dolore?

Esistono analgesici che contengono quali principi attivi l'acido acetilsalicilico e il paracetamolo. Altri analgesici sono gli antinfiammatori non steroidei. Questi medicamenti danno davvero scacco al dolore se sono assunti come prescritto. In molti casi si deve però ricorrere a farmaci più forti, in genere agli oppiacei. Oggi sono disponibili oppiacei ben tollerati il cui effetto si protrae per dodici ore. L'effetto dei cerotti può durare persino tre giorni.

Che cosa s'intende per moderna terapia del dolore e come si curano i dolori cronici?
L'Organizzazione mondiale della sanità OMS ha emesso chiare direttive in merito a una moderna terapia del dolore.
1. I medicamenti devono essere somministrati per via orale fino a quando non si osservi una soddisfacente attenuazione dei dolori.
2. Gli analgesici devono essere somministrati a intervalli regolari, prima che i dolori ricompaiano o raggiungano una intensità intollerabile.
3. La somministrazione segue uno schema terapeutico che comprende tre livelli. I principi attivi sono suddivisi in varie classi in base all'effetto che producono.
La corretta valutazione del dolore è il presupposto di ogni terapia efficace.
In ogni singolo caso occorre chiarire quali medicamenti siano i più adatti e provochino meno effetti collaterali. Se il dolore si calma il paziente dovrà continuare a prendere regolarmente i farmaci nella stessa combinazione e nello stesso dosaggio. Si possono inoltre applicare altri metodi terapeutici, per esempio l'agopuntura, l'ipnosi, i massaggi ecc.

Da cosa sono causati i dolori tumorali?
In caso di cancro si manifestano vari tipi di dolore. Non tutti i tumori maligni provocano dolori. Parlare di dolori tumorali è improprio. Non è infatti il tumore in sé che causa dolore, ma l'azione del tumore sul tessuto circostante. Nel corso della malattia si formano anche metastasi in altri organi che possono a loro volta provocare dolori.

Tutti i malati di cancro soffrono di dolori cronici?
Due terzi dei malati soffrono di tali dolori nel corso della malattia, un terzo ne è invece risparmiato. In 9 casi su 10 i dolori possono essere completamente eliminati o fortemente attenuati grazie a un terapia medicamentosa. Tutti i malati di cancro hanno diritto a un'adeguata cura dei dolori. Stringere i denti e sopportare il dolore non ha senso.

Che cos'è il dolore e che funzione ha?
La percezione dei dolori varia da persona a persona. Il dolore è un'esperienza individuale e soggettiva. I dolori sono spesso il motivo di una consultazione medica. I dolori acuti hanno un'utile funzione: mettono in guardia da una possibile lesione tessutale o sono il sintomo di una malattia. Per questo i medici dell'antichità chiamavano il dolore "il cane da guardia della salute". Per i dolori cronici il discorso è diverso. Essi non sono più un campanello d'allarme, ma in genere la conseguenza di un male già presente da tempo. I cosiddetti dolori da cancro non sono causati dal tumore stesso, ma dal tessuto circostante su cui il tumore esercita un effetto (per es. una pressione). I dolori cronici possono e devono essere curati. Se non curati questi dolori deprimono e debilitano. Essi privano infatti il paziente di energie di cui ha assoluto bisogno.

Dopo l'intervento e le terapie che ho dovuto fare, quale alimentazione mi consiglia per rimanere in forma?

In primo luogo, sgomberiamo il campo da equivoci: non c'è nulla che non possiate mangiare. L'unico vero segreto è quello di usare il buon senso, di non lasciarsi andare all'idea di non avere più cura del proprio corpo. Per evitare questo pericolo concedetevi tutto, ma con moderazione, conservando il piacere di mangiare e di cucinare, piacere che vi aiuterà a ritrovare voi stesse.
-dedicate il giusto tempo al consumo dei pasti, gustando il cibo senza fretta;
-mangiate e bevete lentamente, consumando almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno;
-non rinunciate mai all'aspetto conviviale dei pasti, non trascurando, quando potete, di mangiare in compagnia;
-fate almeno tre pasti al giorno cercando di bilanciarli durante il corso della giornata;
-se la carne ed il pesce non vi piacciono, potete sostituirli con uova e latticini. Non eccedete con i fritti ed i cibi difficili da digerire;
-potete congelare i piatti pronti per quei giorni in cui vi sentirete stanche: anche in quelle occasioni avrete in tavola piatti gustosi e stimolanti.

Quali sono le tecniche terapeutiche più all’avanguardia?
Grazie alle nuove tecniche chirurgiche, si eseguono ormai sempre meno mastectomie e sempre più quadrantectomie. La chirurgia conservativa rende dal punto di vista psicologico più accettabile l’intervento da parte della donna. Da alcuni anni vi è anche la possibilità,in casi selezionati, di evitare lo svuotamento linfonodale ascellare grazie alla tecnica del "linfonodo sentinella". Inoltre, nel caso in cui si renda necessario l'intervento demolitivo, è possibile programmare con il chirurgo plastico un successivo intervento ricostruttivo, che ovviamente non influenza né il decorso della malattia né la sua prognosi. Questa possibilità aiuta ad affrontare in modo più sereno il periodo postoperatorio, limitando il danno psicologico dovuto dall'alterazione dell'immagine corporea ed evitando inoltre l'uso fastidioso di protesi mammarie esterne. 
Anche la terapia medica è progredita molto negli ultimi anni. Nuove formulazioni meno tossiche di farmaci già noti, nuove molecole che hanno come bersaglio "selettivo" le cellule neoplastiche e possibilità di effettuare la radioterapia intraoperatoriamente: questi sono i nuovi traguardi nel trattamento del carcinoma mammario operabile. Non si tratta di terapie sostitutive rispetto a quelle ritenute "standard", ma di un ulteriore progresso sotto molteplici punti di vista in quanto consentono di ridurre la tossicità di alcuni farmaci e di aumentare l'efficacia di altri incrementando ulteriormente le percentuali di guarigione.
 


Che tipo di vita può condurre la donna dopo i trattamenti?
Dopo un periodo di cure variabile, le donne trattate per tumore del seno necessitano solo di alcuni controlli clinici e strumentali periodici che rientrano nel cosiddetto “follow-up”. E' ormai riconosciuta all’unanimità l’inutilità di un follow-up "aggressivo" comprendente controlli troppo ravvicinati ed esami invasivi. Sicuramente utili sono invece i controlli clinici e senologici a scadenza semestrale o annuale. 
La conclusione dei trattamenti rappresenta per queste donne un periodo particolarmente delicato durante il quale non sempre è facile riprendere le abitudini quotidiane di un tempo. A ciò va aggiunto che le pazienti di età compresa tra i 35 e i 45 anni possono esitare in menopausa o come scelta dei medici in caso di malattie ormonosensibili o come effetto collaterale del trattamento chemioterapico. Se dal punto di vista clinico la cessazione dell'attività ovarica è quasi sempre di beneficio nel ridurre il rischio di recidiva neoplastica, dal punto di vista psicologico rappresenta un ulteriore cambiamento dell'immagine corporea e quindi spesso del ruolo sociale e familiare delle pazienti. 

Dalla diagnosi alla guarigione: un percorso a più tappe all'interno di un'unica struttura 
Negli ultimi 30 anni l'approccio diagnostico e terapeutico al tumore della mammella è cambiato radicalmente. L'approccio multidisciplinare rappresenta la possibilità più concreta per migliorare le percentuali di guarigione. Dati scientifici dimostrano la superiorità del trattamento combinato (chirurgia, radioterapia, chemio e/o ormonoterapia in sequenza variabile) rispetto alle singole forme di trattamento. E' pertanto di fondamentale importanza, data la rilevanza sociale del tumore al seno, la possibilità di garantire all'interno della stessa struttura un'assistenza adeguata alle pazienti a partire dalle primissime fasi fino al termine delle cure e anche negli anni successivi. La costituzione di un gruppo di senologia trasversale (senologo, chirurgo, oncologo) rende possibile una maggiore integrazione e una migliore qualità del servizio verso ogni singola paziente, che si sente meno disorientata.
 
Sarà possibile in futuro prevedere la formazione delle metastasi?
Oggi, grazie alla biologia molecolare e allo studio delle alterazioni dei geni nelle persone colpite da tumore, i ricercatori studiano la possibilità di identificare degli antigeni metastasi-specifici. Si tratta in pratica di sostanze che sono in grado di indurre la produzione di anticorpi, consentendoci di capire che nel nostro organismo é in atto una situazione anomala (in questo caso la metastasi).