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Le terapie di supporto
 
È il momento di andare in terapia? Quando chiedere aiuto allo specialista e quando cavarsela da soli? Non esiste un “termometro” per misurare oggettivamente la gravità di una situazione. L’unico modo è riflettere sul proprio malessere.

Quando i nostri stati d’animo sono causa di infelicità profonda; quando sono persistenti e incontrollabili o ci impediscono di svolgere una normale vita di relazione; quando chi ne soffre si sente incapace di affrontare da solo la situazione, allora è il caso di rivolgersi ad uno specialista.

L’importante è non lasciarsi influenzare dall’atteggiamento degli altri: ancora oggi troppe persone considerano una debolezza l’andare “in terapia”. Nulla di più sbagliato.

Le scelte adottare: Psicanalisi o terapia breve?
La prima si fonda sull’analisi dell’inconscio, la seconda tende a concentrare l’attenzione sulla cura del disturbo, mirando a farlo scomparire. Anche l’analisi, ovviamente, funziona come terapia, ma ha una durata più lunga e il suo scopo ultimo è quello di portare a una conoscenza approfondita di se stessi. Inaltre parole, non si occupa direttamente del sintomo, ma scava in profondità andando a cercare anche quello che c’è dietro il malessere. Diverse le differenze tra un metodo e l’altro.
Come scegliere lo specialista
È giustissimo chiederselo. Non è del tutto improbabile, in questo campo, imbattersi in persone poco qualificate.
Ecco quali devono essere le caratteristiche principali di un buon professionista:
  1. È laureato in psicologia o medicina e ha frequentato una scuola di specializzazione. Il paziente ha il diritto di chiedere, senza timore, il tipo di specializzazione conseguita.
  2. Programma uno o più colloqui orientativi
  3. Dice in modo chiaro qual è la propria opinione in merito ai problemi del paziente e come intende procedere
  4. Espone con precisione quale impegno vuole da parte del paziente
  5. Fissa fin dal primo colloquio il costo, la frequenza e la durata di ogni seduta.
Per conto ecco alcuni segnali che devono indurre a diffidare di uno psicoterapeuta:
  1. Ha un tono intimidatorio o, al contrario, eccessivamente seduttivo
  2. Promette e garantisce una “guarigione” immediata
  3. Durante il colloquio fa i nomi di altri pazienti.
Alcuni consigli:
  • Fategli le vostre confidenze, senza timori (uno specialista è tenuto al segreto professionale)
  • Prendete tempo, non è necessario decidere alla fine del primo incontro se procedere nella terapia
  • Non andate a cambiare psicoterapeuta se dopo i primi colloqui non vi sentite a vostro agio.
Facciamo qualche distinzione: psichiatri, psicologi, psicanalisti…
Tutti possono essere psicoterapeuti, ma tra queste figure professionali vi sono differenze. Meglio conoscerle:
  • Psichiatra è un medico specialista delle malattie nervose e mentali. Può prescrivere terapie mediche e farmacologiche.
  • Psicologo è laureato in psicologia, ha effettuato un tirocinio di specializzazione e ha superato l’esame di abilitazione. Non è medico e quindi non può prescrivere farmaci. È iscritto all’albo professionale degli psicologi. Per esercitare come psicoterapeuta deve avere effettuato un’apposita formazione post laurea.
  • Psicoterapeuta rientrano sotto questa voce tutti i medici, gli psichiatri o gli psicologi che hanno seguito un percorso formativo quadriennale in psicoterapia presso uno degli istituti riconosciuti in Italia.
  • Psicoanalista è uno psicoterapeuta che ha effettuato una formazione specifica in campo junghiano, freudiano o in una delle terapie che “lavorano” con l’inconscio. Oltre alla specializzazione quadriennale richiesta a tutti gli psicoterapeuti, deve avere effettuato un’analisi individuale e didattica, allo scopo di apprendere il metodo “su di sé”.