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La Mammella
Cenni di anatomia e fisiologia del seno

"Un seno è altrettanto individuale che un viso ed altrettanto unico che una persona. Ogni seno possiede una morfologia e soprattutto una struttura interna peculiari. I tre elementi che costituiscono l'interno del seno - benché abbiano la stessa natura in tutte le donne, hanno un'architettura, una disposizione e dei rapporti quantitativi propri a ogni persona. Una radiografia del seno potrebbe fungere da carta d'identità, tanto è marcato il suo carattere individuale."

( Dominique Gros, Il seno svelato).

     
 

La mammella è un organo pari, simmetrico, situato anteriormente sul torace, davanti ai muscoli pettorali.
Nell'infanzia, le ghiandole mammarie hanno un aspetto simile in entrambi i sessi. Ma nella pubertà, per azione degli ormoni sessuali, il seno si sviluppa progressivamente nella donna, per il graduale aumento del tessuto ghiandolare ed adiposo, mentre nell'uomo la ghiandola mammaria resta ad una fase rudimentale, non funzionante.
Nella donna giovane la mammella ha forma emisferica e consistenza densa; col passare degli anni perde tonicità per l'aumento del tessuto adiposo. Il volume è variabile soprattutto in rapporto alla quantità di grasso. E' del tutto normale, se le due mammelle hanno dimensioni diverse.

I principali costituenti della mammella sono: la cute, la ghiandola mammaria ed il tessuto connettivo adiposo. La cute della mammella si modifica nella parte centrale dando origine all'areola ed al capezzolo. Il capezzolo può essere più o meno sporgente; può in alcuni casi essere depresso (capezzolo introflesso), ma se stimolato si estroflette. Anche questa rappresenta una condizione del tutto normale. Se, invece, il capezzolo rimane permanentemente introflesso, si parla di retrazione del capezzolo. Questa condizione è anomala e va controllata. La ghiandola mammaria, dall'aspetto a ramoscello di mimosa, è formata dal raggruppamento di circa 20 lobi immersi a raggiera nel tessuto adiposo. Questi a loro volta si suddividono in lobuli che terminano in formazioni tondeggianti, gli alveoli, simili a piccoli acini che, nel periodo puerperale, secernono il latte. Il latte viene incanalato attraverso i dotti, che confluiscono in canali più grandi (i dotti galattofori) convergenti verso il capezzolo.

La ghiandola mammaria poggia sul muscolo grande pettorale, da cui è separata da uno strato adiposo più o meno spesso. Un lembo di tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare.
Dal punto di vista fisiologico la ghiandola mammaria è deputata alla produzione e secrezione del latte, durante il periodo dell'allattamento. Nel corso della vita le ghiandole mammarie subiscono diverse modificazioni. Sia l'età della donna, che il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto, l'allattamento, la menopausa, le variazioni del peso corporeo, alcune sostanze medicinali contenenti ormoni, e perfino il tipo di dieta, possono produrre cambiamenti nella forma e nel volume dei seni. Prima delle mestruazioni molte donne avvertono tensione o dolore alle mammelle, che diventano "nodose", altre riferiscono queste stesse sensazioni alle zone ascellari. Queste condizioni, per quanto fastidiose, non devono destare alcuna preoccupazione. Per le variazioni dovute all'età, dopo la maturazione differenziata nei due sessi, tipica dell'età puberale, nell' adolescenza il seno femminile prosegue il suo sviluppo. Nell'età adulta il seno subisce variazioni periodiche dovute al ciclo mestruale, sempre in rapporto agli ormoni. Con la menopausa, infine, la componente ghiandolare si riduce, mentre aumenta il tessuto adiposo ed elastico, con conseguente riduzione di volume e densità del seno.

 

Patologie benigne del seno

 

Le patologie benigne del seno comprendono un gruppo eterogeneo di alterazioni e quadri clinici che includono la displasia mammaria (malattia fibrocistica) ed i tumori benigni della mammella.
All'origine dello sviluppo e della crescita delle lesioni che caratterizzano queste patologie ci sono alcuni squilibri endocrini. In particolare questi disordini sono riconducibili ad alterazioni della produzione degli ormoni che svolgono un ruolo nella crescita, nello sviluppo e nella funzione della mammella:

  • steroidi sessuali (estrogeni e progesterone)
  • ormoni secreti dalla ghiandola ipofisi (prolattina)
  • ormoni placentari (secreti durante la gravidanza).

 La mastopatia fibrocistica

La mastopatia fibrocistica, detta anche displasia mammaria benigna, è l’affezione più frequente della mammella. La sua incidenza è talmente elevata, particolarmente in alcune fasce di età (tra i 25 e i 45 anni), che alcuni autori la considerano una situazione parafisiologica. Non sono necessari per tale motivo interventi terapeutici. La mastopatia fibrocistica è caratterizzata clinicamente da una diffusa nodularità, che interessa in genere entrambe le mammelle ed è localizzata principalmente ai quadranti superiori esterni. I noduli all'esame istologico sono talora solidi (costituitida aree di fibrosi stromale o di iperplasia lobulare), talora liquidi (con formazione di cisti di dimensioni variabili da pochi millimetri a diversi centimetri). È’ presente in genere una mastalgia, più intensa nei periodi premestruali. Numerosi studi hanno dimostrato che la mastopatia fibrocistica non rappresenta una situazione preneoplastica, Una sola condizione determina un rischio moderatamente aumentato di sviluppo di carcinoma mammario: la presenza di iperplasia epiteliale, caratterizzata istologicamente da un aumento numerico degli strati di cellule epiteliali mammarie al di sopra della membrana basale. Il riscontro casuale, in corso di esame istologico mammario eseguito per qualsiasi motivo, di un quadro di iperplasia epiteliale, in particolare se atipica, impone perciò una stretta sorveglianza, clinica e mammografica, della paziente.

Le cisti mammarie

Le macrocisti, formazioni ecograficamente anecogene e mammograficamente radioopache, di dimensioni da 1 a 5 centimetri o anche più, rappresentano le più caratteristiche e frequenti lesioni patologiche mammarie nelle donne di età compresa tra i 35 ed i 55 anni. La quantità di liquido contenuto nelle cisti condiziona la loro consistenza all’esame obiettivo: una modesta presenza di liquido determina una consistenza molle; le cisti con pareti i tensione per la pressione di un abbondante liquido interno hanno invece una consistenza teso-elastica, che può in alcuni casi diventare addirittura duro-lignea e simulare la presenza di un nodulo solido neoplastico. La formazione di una macrocisti può anche essere notevolmente rapida, con formazione di noduli di parecchi centimetri di diametro nell’arco di pochi giorni. L’agocentesi della cisti (eseguita penetrando il nodulo per via obliqua, al fine di evitare il rischio di perforazione della parete toracica) rappresenta insieme una procedura diagnostica e terapeutica. Essa può essere ripetuta più volte in caso di recidiva della formazione cistica. Se il liquido aspirato risulta ematico o sieroematico, vi è indicazione all’esame citologico del liquido stesso; l’esame citologico non è invece indicato in caso di liquido chiaro, sierico. Talora le formazioni cistiche non si presentano, all’esame ecografico, completamente anecogene, ma evidenziano al contrario la presenza di echi parietali interni, da riferire a neoformazioni vegetanti, sia di natura benigna (papillomi), sia di natura maligna (carcinomi intracistici). Il riscontro di cisti atipiche, cioè di cisti con echi parietali endoluminali, impone quindi l’asportazione chirurgica delle stesse, per un esame istologico della vegetazione interna.

Fibroadenoma 

I fibroadenomi rappresentano la più tipica lesione benigna dell’età giovanile. Tali alterazioni nodulari sono infatti di più facile riscontro nella seconda e terza decade di vita. Si tratta di formazioni di consistenza parenchimatosa (o duro-fibrosa in caso di estesi processi di calcificazione), spesso (10-20% dei casi) multiple nella stessa mammella o in quella controlaterale, molto mobili sui piani superficiali e profondi, con contorni lisci e talora polilobati, in genere poco o per nulla dolenti, ecograficamente ipoecogene e di aspetto ovalare, con asse maggiore parallelo alla cute. La maggior parte dei fibroadenomi non supera le dimensioni di due o tre centimetri, con tendenza a rimanere stabili nel tempo. Solo raramente si riscontrano fibroadenomi giganti, con dimensioni più cospicue e tendenza ad accrescersi progressivamente: tali fibroadenomi giganti si riscontrano per lo più al di sotto dei 20 anni di età e non differiscono dai comuni fibroadenomi sia da un punto di vista istologico sia per il comportamento sempre benigno. I fibroadenomi non hanno tendenza a degenerare in senso maligno. Per tale motivo non è necessario asportare sistematicamente tutti i fibroadenomi, in particolare in presenza di fibroadenomi multipli. La tendenza attuale è perciò quella di porre indicazione all’intervento solo in caso di dubbio diagnostico o di fibroadenomi a rapido accrescimento e/o di dimensioni tali (superiori a tre-quattro centimetri) da determinare problemi psicologici o estetici nelle pazienti.

Papilloma

È un'alterazione che si riscontra principalmente nelle donne tra i 40 e i 50 anni. Il papilloma intraduttale della mammella è una patologia dei dotti galattofori della mammella. Ha una bassa probabilità di trasformazione maligna. La manifestazione clinica più frequente è la secrezione dal capezzolo. La lesione papillare può essere unica o multipla. La secrezione può essere: sierosa, sieroematica ed ematica. Spesso la secrezione è mono-orifiziale e monolaterale, esce cioè da un solo poro del capezzolo e da una sola mammella. Può essere una secrezione episodica e può uscire sotto compressione mirata del tessuto mammario circostante. La diagnosi è possibile mediante esecuzione di striscio della secrezione per esame citologico e mediante un esame radiologico chiamato Duttogalattografia, che si esegue incannulando il dotto secernente, iniettando un mezzo di contrasto radiologico e facendo successivamente una mammografia. In tal modo è possibile evidenziare il difetto di riempimento del dotto ed il papilloma. Si consiglia la asportazione del papilloma per la possibile associazione con patologie maligne della mammella. L'intervento eseguito dipende dalla conservazione della possibilità di allattamento..

Mastite 

E' processo infiammatorio, acuto o cronico, delle ghiandole della mammella. Si riconoscono varie forme di mastite: acuta, suppurativa (stafilococcica, soprattutto durante l'allattamento; streptococcica, durante l'allattamento o in corso di erisipela) o non infettiva, talora collegata con irregolarità del ciclo mestruale; cronica, tubercolare o luetica. Va sempre ben distinta dalle infiammazioni che interessano sottostanti processi tumorali della mammella. Il quadro clinico più frequente è quello che si manifesta durante l'allattamento ed è causato da un’infezione batterica (l'agente patogeno più frequentemente coinvolto in questi casi è lo Straphilococcus aureus) che deriva alla madre solitamente dal neonato stesso e che può trasmettersi alle ghiandole attraverso un’ulcerazione o una ragade di un capezzolo. Il processo può estendersi verso l’interno o in superficie, e dare origine a fistole cutanee. Il dolore è il sintomo fondamentale, spesso accompagnato da febbre; una mastite semplice determina solo dolore e arrossamento locale, mentre si deve pensare a un ascesso se la zona è edematosa o fluttuante. Se vi è solo una mastite, la mammella e il capezzolo dovrebbero essere trattati con una soluzione antimicrobica e quindi lavati con acqua sterile. Occorre inoltre prevenire la stasi continuando l'allattamento con entrambe le mammelle, a meno di notevoli ragadi: il lattante, infatti, non si infetta (essendo il portatore dello stafilococco) e non viene disturbato dalla eventuale terapia antibiotica con penicilline o cefalosporine. Le masse fluttuanti possono essere sottoposte ad agoaspirazione con successiva messa in coltura del pus così raccolto. In questo caso, cioè di fronte a un ascesso, può rendersi necessaria l'incisione chirurgica e il drenaggio. La stasi e l'ingorgo mammario vanno prevenuti con l'utilizzo di un tiralatte e l'allattamento va sospeso fino alla scomparsa dei sintomi.

Ginecomastia

 

Il termine ginecomastia definisce come noto l’aumento di volume della mammella maschile mono o bilaterale. Va distinta dalla adiposomastia, in cui l’incremento del volume mammario è semplicemente legato alla deposizione di tessuto adiposo.

Abbastanza tipica è la ginecomastia puberale, talora monolaterale, legata ad un ingrossamento della ghiandola mammaria per le modificazioni ormonali che hanno luogo durante la pubertà: in genere il ragazzo e la madre si presentano dal medico molto preoccupati, per il timore di una patologia neoplastica. E’ compito del medico rassicurare sulla assolutà benignità del quadro clinico, che si risolve spontaneamente in genere entro sei mesi, anche se sono descritte risoluzioni oltre i due anni.

Nell’adulto, specialmente anziano, la ginecomastia è più spesso idiopatica, ma può anche essere associata a patologie (tumori del testicolo, cirrosi epatica, disfunzioni tiroidee) o ad assunzione di farmaci (estrogeni, metoclopramide, spironolattone, cimetidina).

Il problema principale, di fronte ad una ginecomastia, soprattutto monolaterale, è la diagnosi differenziale con il carcinoma mammario, che seppur raramente, può colpire anche il sesso maschile. La presenza di una ginecomastia monolaterale in un soggetto adulto richiede perciò sempre l’esecuzione di una indagine mammografica, con eventuale biopsia ed esame istologico nei casi dubbi. Un segno fortemente suggestivo di neoplasia all’esame mammografico è la presenza di tessuto mammario asimmetrico ed eccentrico rispetto al capezzolo.

 

E' importante ricordare che in senologia, il dolore non è tra i sintomi tipici dei tumori maligni. Nella maggior parte dei casi, lo sviluppo di un nodulo maligno soprattutto nelle sue fasi iniziali, non provoca dolore.

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