I Video




Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter!!







Trattamenti Recenti

Attualmente per la cura dei tumori del seno sono in fase sperimentale numerose terapie sperimentali. Tra queste:
  • la chemioterapia con il taxolo, estratto dalla corteccia di tasso
  • la chemioterapia con Anastrozolo (Arimidex®)
  • in soggetti giovani idonei, l'abbinamento di una massiccia terapia chimica con un trapianto di midollo osseo o di cellule staminali.
  • fenretinide
Taxolo
Un milione di malati di cancro è stato finora curato con il taxolo, molecola che ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza dei pazienti con tumore ad ovaio, polmone e mammella. In particolare nelle pazienti colpite da neoplasia del seno con positività del recettore HER-2, che predice un’evoluzione più aggressiva della malattia, il taxolo ha dimostrato di raggiungere risposte fino al 60% in combinazione con herceptin, una molecola biologica. Gli ultimi studi confermano che tale percentuale non era mai stata raggiunta con i chemioterapici tradizionali.
 
L’Italia partecipa attivamente e con un ruolo strategico, sin dalle fasi più precoci, allo sviluppo del taxolo. I ricercatori del nostro Paese hanno fornito contributi notevoli all’identificazione sia dei campi applicativi che delle nuove modalità di somministrazione della molecola, aumentandone efficacia e tollerabilità, migliorando così sia la sopravvivenza che la qualità di vita dei pazienti.

Anastrozolo (Arimidex®)
L’anastrozolo è un farmaco di sintesi usato per il trattamento del carcinoma mammario nelle donne che hanno superato la menopausa. Si usa principalmente per il trattamento delle pazienti affette da carcinoma mammario in stadio avanzato o recidivante. A volte si usa anche in caso di carcinoma mammario in stadio iniziale.
L’anastrozolo è un tipo di terapia ormonale. Le terapie ormonali agiscono interferendo con la produzione o con l'azione di particolari ormoni. Gli ormoni sono sostanze che l'organismo produce naturalmente, che fungono da 'messaggeri' chimici e contribuiscono a controllare l'attività delle cellule e dei vari organi.

Molte forme di carcinoma mammario hanno bisogno della presenza dell’estrogeno per crescere. Nelle donne che si trovano in età post-menopausale la principale fonte di estrogeno deriva dalla conversione degli androgeni (gli ormoni sessuali maschili prodotti dalle ghiandole surrenali) in estrogeno da parte di un enzima che prende il nome di aromatasi. Il processo di conversione, che si chiama aromatizzazione, si svolge prevalentemente nel tessuto adiposo dell’organismo.
L’anastrozolo blocca questo processo, inibendo, quindi, la conversione chimica. Di conseguenza, diminuisce la quantità di estrogeno in circolo nell’organismo. Per tale motivo, l’anastrozolo è noto anche come inibitore dell’aromatasi.
L'anastrozolo può essere somministrato in pillole per diversi mesi o anni a seconda dell parere dell'oncologo.
 
Fenretinide
Ricercatori italiani, diretti dall'oncologo Umberto Veronesi, hanno scoperto che il farmaco a base di fenretinide, un analogo sintetico del retinolo o vitamina A, in donne al di sotto dei 40 anni dimezza il rischio di un secondo cancro al seno dopo la rimozione di un primo tumore. Secondo quanto riferito in un articolo pubblicato su Annals of Oncology l'effetto protettivo del farmaco perdura per 15 anni anche se è assunto solo per cinque anni dopo l'intervento per rimuovere la prima neoplasia.
 
L'effetto protettivo del fenretinide è tanto più marcato quanto più è giovane la donna trattata: il fenretinide dimezza il rischio di un secondo cancro al seno nelle under-40, lo riduce del 38% in donne che non hanno ancora raggiunto la menopausa, ma nelle donne in età post-menopausa gli effetti protettivi sembrano scomparire del tutto. La riduzione complessiva del rischio è pari al 17%.

Il fenretinide è un analogo sintetico del retinolo, o vitamina A, e attiva i recettori dell'acido retinoico; induce la differenziazione o la morte cellulare in alcuni tipi di neoplasie. Inoltre inibisce la crescita tumorale controllando fattori di crescita associati con lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. Gli esperti hanno evidenziato l'efficacia protettiva del fenretinide dopo 15 anni di osservazione di un gruppo di donne reduci da un cancro al seno, arruolate in una sperimentazione clinica di fase terza.
 La scienza medica è in continua evoluzione e gli studi e le sperimentazioni, che si conducono nei maggiori Istituti di ricerca e laboratori di tutto il mondo, contribuiscono a migliorare le possibilità di cura e di guarigione.

Le conseguenze dei trattamenti sulla fertilità

Un problema delicato da prendere in considerazione, per le donne in età fertile colpite da carcinoma è la possibilità di avere figli. Sembra accertato che una gravidanza non aumenti le probabilità di recidive di un tumore al seno, ma ci sono altri fattori da considerare attentamente e da valutare, sia con il partner che con l'oncologo che ha seguito o segue la paziente.
 
La maggior parte dei trattamenti non pregiudicano la fertilità della donna, tranne quelli sulle ovaie. Ma è consigliabile far passare un po' di tempo dalla terapia per una eventuale gravidanza. L'organismo può così riprendere in pieno il suo vigore ed i suoi ritmi abituali. La probabilità che il cancro si possa poi ripresentare è una eventualità da considerare, prima di decidere di avere un figlio.
 
Infertilità

L’infertilità è una conseguenza dell’ablazione delle ovaie. Talvolta anche la chemioterapia può causare l’infertilità inducendo una menopausa precoce. Tale rischio aumenta quando l’età della paziente al momento della chemioterapia è più avanzata.
 L’infertilità rappresenta una grave perdita per tutte le donne
e ciò indipendentemente dal fatto che abbiano o meno già avuto dei figli. Non essere più in grado di procreare è un’ulteriore perdita da affrontare  in un momento in cui già  molte energie sono impegnate nella lotta contro la malattia. Può essere  importante affrontare questi sentimenti di perdita con lo psicologo oppure contattando associazioni di donne operate al seno.

Conservazione della cellula uovo o dell’embrione

Il trattamento potrebbe rendervi non fertili. Se avete desiderio di una maternità in alcuni casi è possibile prelevare dalle ovaie alcune cellule uovo, fecondarle in vitro e conservare gli embrioni per reimpiantarli in un secondo momento. Talvolta potrebbe anche essere possibile conservare le cellule uovo prelevate dalle ovaie prima dell’inizio del trattamento, ma tale procedura è tuttora in fase sperimentale.
 In un secondo momento, l’uovo fecondato sarà scongelato e reimpiantato in utero per iniziare la gravidanza. Tali tecniche possono soddisfare il desiderio di maternità delle donne diventate infertili a causa del pregresso trattamento per  un carcinoma mammario.
Se desiderate avere dei figli, è estremamente importante che ne discutiate con l’oncologo prima dell’inizio del trattamento. Se necessario, l’oncologo vi invierà da uno specialista che potrà consigliarvi le opzioni più indicate.
 

 
Contraccezione

Poiché sussiste il rischio che gli ormoni (estrogeno e progesterone) contenuti nella pillola anticoncezionale possano agire sulle cellule tumorali del carcinoma mammario, alle donne che sono state colpite da questa malattia sarà di solito sconsigliato l’uso della pillola. Sarà cura del vostro oncologo consigliare il metodo contraccettivo più indicato.
 
La scelta del contraccettivo

I metodi di ‘barriera’, quali il preservativo o il diaframma, sono i più adatti. Questi possono essere abbinati all’uso di gel lubrificanti (ottenibili senza presentazione di ricetta medica) al fine di ridurre l’eventuale attrito durante il coito. Se, invece, preferite il diaframma, il vostro ginecologo non avrà alcuna difficoltà ad applicarvelo, fornendovi tutte le informazioni necessarie. Anche i dispositivi intrauterini (DIU o IUD) sono efficaci, ma non quelli che rilasciano progestinici. Alcune pazienti scelgono di sottoporsi al trattemento di sterilizzazione per evitare il rischio di gravidanze.
 La scelta del metodo contraccettivo è molto personale e deve essere discussa anche con il proprio partner. Bisogna considerare che il coito interrotto e i metodi ritmici non sono abbastanza sicuri da garantire la prevenzione della gravidanza.
 
Â